Alfano smaschera le toghe: «Sciopero politico»

RomaLe toghe incrociano le braccia? Sa tanto di «sciopero politico», dal momento che «il governo chiede ai magistrati un sacrificio» al pari delle «altre componenti del Paese». Sente puzza di bruciato Angelino Alfano, convinto che dietro l’azione di protesta annunciata dall’Anm - il cui Comitato direttivo centrale fisserà in giornata tempi e modalità - ci siano motivazioni che nulla hanno a che vedere con le misure previste nella manovra correttiva. E sempre dal Lussemburgo, dove partecipa al Consiglio europeo sulla giustizia, il Guardasigilli mette però in evidenza un aspetto su cui assicura il proprio impegno. «Mi batterò a fianco dei giovani magistrati», spiega il titolare di via Arenula, poiché si tratta di «un ambito di un problema più ampio». A loro, infatti, «si chiede un costo individuale troppo alto, a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il Paese».
Al di là della questione specifica, è sempre muro contro muro. Tanto che non si fa attendere la replica di Luca Palamara, presidente dell’Anm, la cui giunta ha intanto convocato per il 9 giugno i rappresentanti di avvocati e personale amministrativo per elaborare iniziative comuni di protesta: «C’è ben poco di politico, visto che il sistema giudiziario versa in una grave crisi di credibilità». Ma la rivendicazione del leader sindacale prosegue: «Vedendo la manovra, sicuramente ci sono degli aspetti che ci portano a ritenere che, anziché solo recuperare, sia mossa da aspetti punitivi». Per capirci, «anche i magistrati vogliono dare il proprio contributo per far uscire il Paese dalla crisi, ma vogliono essere considerati una risorsa, non un costo».
Attorno alla querelle si agita ovviamente il Palazzo. Con Pd e Idv che scendono in campo in difesa delle toghe, mentre il centrodestra, a cui si aggrega l’Udc, considera inaccettabile, dinanzi alla crisi economica europea, opporsi a tagli che coinvolgono pure pubblico impiego e istituzioni nel loro complesso. Così, a nome dei democratici, si esprime il responsabile del settore, Andrea Orlando: «Quando un’associazione come l’Anm decide di indire uno sciopero, la cosa può piacere o meno, ma una cosa è certa: sta solo facendo il suo lavoro. Colpisce quindi che il ministro definisca questa scelta “politica”. Alfano si interroghi piuttosto su quanto sono - stavolta sì - politici i tagli che la manovra contiene. Politici in quanto punitivi in un settore come quello della giustizia che ha già subito nelle precedenti finanziarie tagli notevolissimi, che ne mettono in discussione lo stesso funzionamento». Insomma, «si vuole limitare l’autonomia dei magistrati», rintuzza Massimo D’Alema. Ma non tutti, nel partito guidato da Pier Luigi Bersani, la pensano così. Si annota infatti il distinguo di Luciano Violante, ex magistrato e parlamentare di lungo corso, convinto che innanzitutto «si debba fare un calcolo complessivo». In tal modo, «se vi fossero tagli in proporzione superiori a quelli previsti per altre funzioni pubbliche, se vi fosse quindi un eccesso di severità, allora l’Anm avrebbe ragione. Se invece i tagli alla magistratura fossero uguali a quelli degli altri, allora non mi pare che lo sciopero sia giustificato».
Non si fa scappare l’occasione Antonio Di Pietro, secondo il quale «lo sciopero dei magistrati è giusto» e «i tagli apportati dal governo alla categoria sono frutto di un sentimento di pura vendetta e ritorsione». Di parere ben diverso è Pier Ferdinando Casini: «I magistrati stanno facendo un errore gravissimo a scioperare per il loro stipendio». Perché «se il segnale che si vuole dare al Paese è di serietà e rigore - aggiunge il leader centrista - dovrebbero essere loro i primi a rendersi conto che così danno un segnale in totale controtendenza», finendo per «delegittimare ulteriormente il loro lavoro, in un momento di aspre polemiche».

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