Alinghi, la barca che vola va al mare in elicottero

GenovaA tratti, l’umidità genovese dell’ora di pranzo ricorda quella della foresta cambogiana e il rumore delle pale degli elicotteri, con il catamarano e l’albero al seguito, è perfetto per una citazione cinematografica di Apocalypse Now. Tanto che - preso dalla situazione - ti aspetteresti che i martelli pneumatici degli operai che stanno lavorando nella sede dello Yacht Club Italiano suonassero The end, la colonna sonora di Jim Morrison scelta da Francis Ford Coppola per aprire e chiudere il suo capolavoro. E, viaggiando con la fantasia al ritmo delle pale degli elicotteri, la citazione finale di Kurtz-Marlon Brando («L’orrore... l’orrore») presa di peso dal Kurtz di Cuore di tenebra di Conrad, potrebbe essere tranquillamente estesa allo sdegno dei puristi della Coppa America per la scelta di Alinghi di gareggiare con i catamarani e per la lunghissima serie di ricorsi e controricorsi legali di Oracle che hanno spostato la Coppa dall’acqua ai tribunali sportivi.
La citazione e la metafora cinematografica lasciano spazio a un’immagine che si può raccontare solo in sedici noni, nel cinemascope di una volta, un caleidoscopio di immagini che nemmeno le sale che proiettano in 3D riuscirebbero a rendere al meglio: dal magnifico cielo sopra Genova - puntualmente in ritardo di un paio d’ore per una serie di permessi burocratici, qualcosa in grado di togliere l’epica persino a un kolossal - sbucano i due elicotteri che, per la prima volta al mondo, portano uno scafo della Coppa America dall’aria. Per la precisione, si tratta di Alinghi 5, lunga trentadue metri e larga venticinque, il catamarano che si appresta alla sfida per la trentatreesima America’s Cup nelle acque di Ras-al-Kahimah, la località degli Emirati Arabi Uniti scelta per la sfida contro Bmw Oracle dell’armatore miliardario a stelle e strisce Larry Ellison e dello skipper neozelandese Russel Coutts. Tanto per capire le dimensioni della sfida, verrà costruita appositamente per l’occasione un’isola di ventidue ettari. Detto tutto.
In attesa della poesia, che le sfide di Coppa America hanno saputo suscitare fin dai tempi di Azzurra, per arrivare al Moro di Venezia e a Luna Rossa, con l’edizione di Valencia che ha saputo anche riconciliare gli appassionati della vela con la pratica di dormire di notte (le precedenti sfide, infatti, si svolgevano in posti dal fuso orario quasi impossibile), per capire l’importanza di quello che è successo a Genova ieri, basta qualche numero. L’imbarcazione è stata trasportata da un elicottero russo da trasporto Mi26T, il più grande del mondo. E, giusto per non farsi mancare niente, l’albero da 52 metri ha viaggiato accompagnato da un Super Puma.
Barca ed albero sono partiti dal lago di Ginevra, dove Alinghi 5 aveva fatto le prime prove in acqua, viaggiando per 270 chilometri: dalla Rhon Valley al passo del Gran San Bernardo (e anche il volo sulle Alpi è stato mozzafiato, una pacchia per i fotografi), fino a Biella, dove gli elicotteri hanno fatto una sosta tecnica per il rifornimento, fino all’ammaraggio nell’area di fronte al porticciolo Duca degli Abruzzi dello Yacht Club italiano a Genova. Per gli appassionati del cronometro e dei record, visto che si tratta di qualcosa mai visto prima, erano le 14,26. Tutto certificato dai tecnici dell’Enac che hanno dovuto predisporre chili di permessi affinché il singolare convoglio volasse nello spazio aereo italiano.
Ora, dopo una settimana di pausa, inizierà l’allenamento vero e proprio in mare per Alinghi. Dal 15 agosto a metà settembre, Genova, lo Yacht Club e i Cantieri Amico, diventeranno il quartier generale della sfida svizzera di Ernesto Bertarelli.
Già così è un kolossal per gli effetti speciali. Negli Emirati sapremo anche se sarà da Oscar.

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