Politica

ALLARME, C’E CHI STRACCIA LE LEGGI

Strategia delle Procure per mettere i bastoni tra le ruote al governo e al Parlamento. Poi si indignano se dall’America piovono critiche. Ma solo in Italia i magistrati possono fare impunemente i comodi loro

Si può, naturalmente, come stanno facendo in tanti, spargere indignazione a piene mani perché, dopo la condanna di Amanda Knox, gli americani osano dubitare della bontà del nostro sistema giudiziario. Basta che poi si sia in grado di spiegare, a noi stessi prima ancora che alla signora Clinton, quanto sia normale che dei pm (funzionari dello Stato), indaghino dei militari (altri funzionari dello Stato) perché questi ultimi applicano una legge dello Stato, come ha rivelato ieri il Giornale. Basta convincersi che non c’è alcuno scandalo nel fatto che ai magistrati chiamati ad applicare un’altra legge votata dal Parlamento (che introduce il reato di immigrazione clandestina) venga fornito un modulo prestampato allo scopo di boicottare la suddetta norma. Basta considerare perfettamente legittimo che giudici e politici di opposizione si riuniscano più o meno in segreto per concertare strategie comuni di lotta contro il governo.
Va tutto bene, è sufficiente possedere la faccia tosta per giustificare la penosa esibizione di Torino, dove uno Spatuzza qualsiasi ha potuto spargere letame sul capo di un governo democraticamente eletto senza che ci sia il minimo riscontro alle sue parole: ecco, provate a dirci che così fan tutti, in tutti i Paesi civili. E, visto che ci siete, diteci anche che non c’è nulla di strano nel fatto che le parole di un pentito (sempre Spatuzza) facciano strame di quelle di altri tre pentiti, sulla base delle quali si sono celebrati tre processi che hanno spedito all’ergastolo un bel po’ di persone. Raccontatelo agli innocenti in carcere da anni che ora dovranno essere liberati. E toglieteci dalla testa la fastidiosa domanda: ma se è stato preso un così colossale abbaglio allora, chi e che cosa ci garantisce che non si stia facendo il bis adesso? Pentito per pentito: chi mente e chi dice la verità, dato che solo sulle loro parole ci si basa?
Scandalizzatevi pure per i grossolani giudizi degli yankees. Ma sostenete, se ne siete capaci, che non c’è Nazione della Terra dove un pubblico ministero di un paesino di diecimila abitanti non possa indagare su mezzo mondo, regnanti compresi, sulla base di chiacchiere da bar.
Persuadeteci che non c’è nulla di strano nel fatto che un pm si faccia dare soldi da un inquisito, di un altro indagato dica «quello lo sfascio» e, invece di essere radiato, sia trattato come un eroe. E che a condividere la sua gloria chiami un collega che non è riuscito a vincere una, dicesi una, delle mille fantasiose inchieste allestite.
Certo, gli americani non hanno la nostra creatività. Forse negli Usa uno non viene processato perché «non poteva non sapere» e non viene condannato perché «se non è stato lui, chi altri?». Ma sbagliano loro, senz’altro. Volete mettere quanto è più eccitante vivere in un Paese dove se un tizio pensa di andare in Procura e accusarvi di aver violentato la Madonnina del Duomo di Milano, il magistrato di turno, anziché sbatterlo in galera o chiamare un’ambulanza, apre un fascicolo («atto dovuto», si capisce) e poi fa sapere discretamente alla stampa che vi sta indagando per stupro. Il tutto mentre un suo collega va in televisione a proclamare, senza che neppure gli scappi da ridere, che bisogna essere garantisti anche con le statue, perbacco, mica solo con i colletti bianchi. E il mite Conduttore della tv di Stato fa sì con la testa, inalberando il suo miglior sorriso da paresi facciale.
Dove lo trovate un altro posto così? Un Paese fantastico, dove si fanno le barricate se qualcuno propone che i processi non possano durare più di sei anni. No, non sei mesi Mr Smith, ignorante che non sei altro: sei anni! E che diamine. Noi in sei anni di norma non riusciamo neanche a concludere il primo grado. A meno che non ci sia da condannare Berlusconi o da risarcire qualche giudice che si è sentito offeso da un giornalista, ma questi sono casi a parte: non fanno statistica.
E dunque, dove da almeno 15 anni regna la migliore delle Magistrature possibili, è più che giusto che qualsiasi governo si metta in mente di riformare la giustizia venga perseguitato e possibilmente abbattuto per via giudiziaria. Ed è altrettanto giusto che se un Parlamento produce leggi che non piacciono ai magistrati, questi ultimi passino il loro tempo a contestarle in tv e sui giornali e a sabotarle nelle aule di tribunale.
Ecco, se tutto questo vi pare normale, potete continuare a infuriarvi perché all’estero nutrono qualche perplessità sul modo in cui da queste parti amministriamo la giustizia.

E, in attesa di esultare commossi la prossima volta che gli stessi organi di stampa stranieri che ora vituperate solleveranno dubbi su Berlusconi, potete chiamare l’imbianchino Gaspare Spatuzza e farvi pitturare tutte le pareti della vostra casa. Di viola.

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