Altamira, obiettivo puntato sull’Apocalisse

Dopo la mostra del 2008 dedicata al progetto Giudizio sul Giudizio», «Fotografie 1971-2010» è il titolo della nuova personale di Adriano Altamira alla Fondazione Marconi di via Tadino 15 (fino al 23 luglio, dal martedì al venerdì, orari 10.30-12.30, 15.30-19.30, info: 02-29419232, www.fondazionemarconi.org), ma dietro il semplice elemento cronologico che la contraddistingue c'è tutto un universo biografico e artistico e anche un po' la storia del nostro Paese. E' proprio all'inizio degli anni Settanta, del resto, che l'allora venticinquenne Adriano esordì con «La femme fatale», cinque nudi usciti in catalogo in occasione della sua prima personale, una sorta di «foto-sculture» che già esprimevano un tatticismo visivo concettuale eppure ironicamente sensuale. Pochi anni dopo è la volta di «Area di coincidenza». In essa venivano visualizzati alcuni casi di invenzione simultanea e di permanenza di costanti culturali, attraverso le immagini simili di autori diversi, risistemate secondo studiati accostamenti. Costituita da quattro tavole, «Area di coincidenza» è composta dal trittico Le plaisir de l'illumination, la sequenza Impacchettamenti, La colonna D, infine Le dejeuner sur l'herbe.
«Piccola apocalisse» contiene invece la riproduzione di cinque immagini (foto e fotomontaggi) rappresentative della serie omonima che fra gli anni Ottanta e Novanta Altamira mise insieme: 165 foto ritrovate, assemblate, ricombinate o scattate che in quel titolo davano conto di un primo consuntivo artistico. Infine, «Visti per caso» è un portfolio di cinque fotografie in cui è racchiuso il lavoro di quest'ultimo decennio, con la svolta nel nuovo secolo, dedicato al tema delle vanitates: l'inesorabile passaggio del tempo identificato e/o scandito da oggetti quotidiani ordinari, per quanto inconsueti, individuati appunto «per caso» in situazioni o combinazioni fortuite, eppure emblematici del cambiamento in corso d'opera. Il risultato è la creazione di una «realtà altra», una sorta di doppio mondo tanto reale quanto ipotetico-immaginativo.Saggista (suo, fra gli altri, è il volume La vera storia della fotografia concettuale), narratore (il racconto Piccola Apocalisse per l'editore Rossella Bigi), collaboratore di riviste d'arte (Flash Art, FMR) e quotidiani (Il Giornale, il Corriere della sera), Altamira ha al suo attivo 45 mostre personali in Italia e all'estero, è stato ospitato alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla Quadriennale di Roma. Fra i suoi lavori spicca anche «Ice Dreams» una ricerca sui sogni vissuiti in tre dimensioni.

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