Una stagione da dimenticare arrivata ormai ai titoli di coda (resta soltanto il Gran Premio di Abu Dhabi del 7 dicembre), la Ferrari dovrà sicuramente fare quadrato e partire con nuove e diverse prospettive la prossima stagione. A tal proposito, sull'argomento è intervenuto Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente del Cavallino, che è entrato a gamba tesa nei confronti dell'azienda di Maranello giudicando anche gli ultimi anni.
L'affondo di Montezemolo
La stagione disastrosa, dunque, affonderebbe radici lontane nel tempo. "Non ci sono, da anni, una serie di elementi per far sì che una squadra funzioni. Manca una leadership forte, e mancano competenze. Lo dimostra il fatto che non si arriva neanche a lottare per la vittoria". È la valutazione che Montezemolo ha fatto nel corso di un'intervista pubblicata su Quindici, periodico del Master in Giornalismo dell'Università di Bologna sulle prestazioni del Cavallino degli ultimi anni.
Cosa manca alla Ferrari
Uno dei problemi "atavici" riguarderebbe anche l'assenza di un vero e proprio team, una squadra, e la croce dunque non va buttata soltanto a chi materialmente guida le monoposto, ossia i piloti. "Io ai tempi avevo, tra gli altri, Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne, Stefano Domenicali. Il problema non sono i piloti, anche con il miglior pilota se non hai questi elementi non vinci". Montezemolo ha poi sottolineato, in un altro passaggio dell'intervista, di non avere nessun rapporto con gli Elkann. "Avevo rapporti con Gianni Agnelli, che per me è stato un misto tra un padre e un fratello maggiore, e anche con Umberto", ha ribadito il fondatore di Italo.
Il ricordo di Schumacher
"Oggi sono molto concentrato su quello che faccio. Anche perché, da quando ho lasciato Ferrari, nessuno mi ha mai chiesto consigli o idee per migliorare la situazione", ha spiegato l'imprenditore 78enne nato a Bologna. Alla domanda su Schumacher, Montezemolo ha ricordato che si trattava di "un uomo di squadra. Come Lauda, quando vinceva era la squadra a farlo", oltre a svelare quali siano stati i due piloti con cui ha avuto un rapporto profondo.
Il primo è Niki Lauda, "uno dei migliori amici della mia vita e che come me era giovanissimo quando ha iniziato"; poi c'è il tedesco che ricorda come "un uomo che aveva la velocità nel sangue. Pensare che si è fatto male in un banale incidente sulla neve fa soffrire anche di più".