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Olimpiadi, ecco il pagellone tricolore: Fede, Lollo e Arianna super, qualche delusione

I giochi olimpici invernali di Milano-Cortina si sono chiusi con un bilancio record per gli Azzurri ma non sono mancate alcune ombre. Vediamo insieme i top e i flop di questa edizione memorabile

Olimpiadi, ecco il pagellone tricolore: Fede, Lollo e Arianna super, qualche delusione

Con la splendida cerimonia all’Arena di Verona, l’Italia chiude le due settimane olimpiche con tante memorie ed un medagliere che trabocca di medaglie. Aver mancato il terzo posto dietro alle inarrivabili Norvegia e Stati Uniti è stato uno smacco ma solo gli inguaribili ottimisti avrebbero preventivato 30 medaglie di cui 10 del metallo più pregiato alla vigilia. Le Olimpiadi di casa, le prime distribuite in un’area enorme, tanto criticate per i costi ed i ritardi, sono filate con la precisione di un cronometro, regalando ai tifosi azzurri giornate indimenticabili. Non tutto, però, è andato per il meglio: se alcuni atleti hanno fatto imprese incredibili, altri non hanno retto alla pressione di giocare in casa. Vediamo tutto nel nostro pagellone olimpico.

Federica Brignone 10 e lode

Per descrivere cosa ha combinato la sciatrice valdostana nata a Milano basta un’immagine sola, quella delle due rivali nel gigante che, dopo la discesa perfetta di Federica, si sono inchinate al suo cospetto. Un gesto spontaneo, irrituale ma che tradisce l’enorme rispetto che le altre sciatrici hanno per l’azzurra. Dieci mesi dopo un infortunio che sembrava aver ridotto a zero le sue speranze di medaglia, Federica non solo si riprende ma fa due gare al limite della perfezione. Quale risposta migliore ai soliti criticoni che la accusavano di fallire sempre gli appuntamenti importanti? Vi bastano due medaglie d’oro? Una doppietta da leggenda che rimarrà per sempre nel libro dei ricordi degli amanti dello sport. Chapeau.

Francesca Lollobrigida 9,5

Tutto sembrava giocare contro la pattinatrice romana: dopo la pausa per la maternità, ecco il maledetto virus che l’aveva costretta a letto nel momento cruciale della preparazione per l’appuntamento olimpico. La “Lollo” è scesa sul ghiaccio con la consapevolezza di aver già fatto un’impresa a presentarsi all’appuntamento in condizioni decenti e, quindi, senza niente da perdere. La nipote di Gina la “divina” ha stupito il mondo con due gare perfette e quella corsa a perdifiato, in barba al rigido cerimoniale olimpico, per abbracciare il figlio Tommaso. La “mamma volante” ha poi sfiorato l’en plein per rovinare tutto con un errore tattico nel finale della mass start. Un posto nel cuore dei tifosi azzurri se l’era già conquistato.

Lollobrigida

Flora Tabanelli 9+

Nascere a Sestola, il paese dell’Appennino bolognese che ha dato i natali ad Alberto Tomba, non è semplice per nessuno, specialmente se corri con gli sci ai piedi. Presentarsi alle Olimpiadi di casa a poco più di diciott’anni rende il tutto ancora più complicato. Flora, però, non è una ragazza normale. I suoi volteggi in aria le sono già valsi la vittoria della Coppa del Mondo del big air, la specialità più spettacolare del freestyle. Il destino ha provato a giocarle un brutto scherzo, con quella rottura del crociato anteriore a tre mesi dalle gare olimpiche. Flora ha fatto finta di niente, vestito un tutore e rimandato l’operazione. Il bronzo che brilla al suo collo è la prova di un coraggio non comune che la porterà sicuramente lontano.

Tabanelli

Uno slittino da applausi 9

Lo slittino è una disciplina talmente particolare da aver trovato terreno fertile solo in una zona molto specifica delle Alpi, tra Italia, Germania e Austria. Il cambio generazionale aveva limitato per anni il potenziale degli Azzurri ma, con una leggenda come Armin Zoeggeler alla guida della squadra, le cose sono cambiate in fretta. I due ori in meno di un’ora del doppio femminile e maschile hanno ricordato a molti la mitica doppietta Tamberi-Jacobs a Tokyo ma, forse, si tratta di un’impresa ancora più titanica. Con poche risorse e tanta tenacia, gli Azzurri dello slittino hanno raccolto anche i due bronzi di Dominik Fischnaller nel singolo e nella staffetta. Cognomi tedeschi, cuore e tenacia italiana: applausi a scena aperta.

Arianna Fontana 8,5

Descrivere la carriera della regina dello short track costringe ad usare superlativi inconsueti. Le sue 14 medaglie rendono la superstar di Sondrio l’atleta italiana più medagliata di sempre alle Olimpiadi. Dopo la prima medaglia a 15 anni e spiccioli aveva litigato con allenatori, con la federazione, se n’era andata all’estero ed i critici mormoravano che, a 36 anni suonati, era forse il momento di appendere i pattini al chiodo. La risposta di Arianna? Cinque finali su cinque gare, oro nella staffetta mista, due argenti nei 500 metri e nella staffetta femminile. Qualche anno fa sarebbe sembrato un miraggio. Arianna è come certe salite del Tour: hors categorie. Quel sorpasso della coreana nella staffetta, però, le brucerà ancora a lungo.

Fontana, staffetta

Deromedis e Tomasoni 8,5

Lo skicross è una delle discipline olimpiche che, normalmente, non offre soddisfazioni agli Azzurri. Stavolta i riflettori erano puntati su Simone Deromedis, dato da molti come il favorito dopo il trionfo iridato nel 2023. Lo sciatore trentino è stato più che perfetto, staccando i rivali dagli ottavi fino alla finalissima, una prova di forza straripante. L’impresa vera, però, è quella fatta da Federico Tomasoni, che alle Olimpiadi era arrivato con alle spalle solo il bronzo mondiale nella gara a squadre mista e zero vittorie in Coppa del Mondo. Al suo fianco la fidanzata Matilde Lorenzi, scomparsa nel 2024 dopo una caduta in allenamento. Il sole sul casco e quella spaccata che gli è valsa l’argento sono dedicati a lei. Giusto così.

Demoredis


Lisa Vittozzi 8

Crescere in uno sport complicato come il biathlon, dove serve potenza, forza, resistenza ma anche nervi d’acciaio e precisione assoluta non è certo facile. Doverlo fare all’ombra di una leggenda come Dorothea Wierer è ancora più difficile. Lisa Vittozzi, però, ha continuato a lavorare duro, a testa bassa, come fa la gente delle sue montagne. L’atleta veneta ha superato momenti difficili, dubbi e problemi per presentarsi alle Olimpiadi di casa in forma smagliante. Alla sua carriera mancava solo l’oro olimpico, mai arrivato in Italia in passato e lei ci è riuscita nel suo inseguimento. Per non farsi mancare niente, è arrivato l’argento nella staffetta mista e l’onore di portare la bandiera nella cerimonia di chiusura. La corona è sua.

Vittozzi

La spedizione azzurra 7,5

Presentarsi in casa, con i riflettori del mondo puntati, dopo le tante polemiche che avevano disturbato l’avvicinamento alle Olimpiadi, non sarebbe mai stato semplice ma, in generale, gli Azzurri sono andati oltre alle aspettative della vigilia. Come dimenticare l’argento e il bronzo di Michela Moioli nello snowboard nonostante una caduta, la rimonta epica di Federico Pellegrino nella staffetta del fondo, l’argento e il bronzo di Giovanni Franzoni e Dominik Paris nella discesa libera o le polemiche che hanno circondato le gare di Pietro Sighel dopo le imprese nelle staffette? L’obiettivo era di ritornare tra le superpotenze degli sport invernali e far impazzire di gioia il pubblico italiano. Missione ampiamente riuscita.

Franzoni

Dorothea Wierer 7

Anche i campioni più grandi, prima o poi, trovano un avversario impossibile da battere: il tempo. La “divina” del biathlon, che tanto ha fatto per la crescita di questo sport in Italia, aveva già annunciato il suo ritiro dopo le Olimpiadi di casa. Dal 2007 ad oggi, la stella di Anterselva aveva già vinto tutto tra mondiali e Coppa del Mondo ma alle Olimpiadi erano arrivati “solo” tre bronzi. Nonostante i 36 anni ed un fisico logorato dagli infortuni, Dorothea ha salutato il suo sport con la miglior gara mai vista nelle rassegne olimpiche ma viene tradita da un errore di troppo al poligono, mancando la medaglia individuale. L’argento con la staffetta mista è un premio meritato per un’atleta che ha fatto la storia dello sport italiano.

Wierer

Sofia Goggia 6

Presentarsi alle Olimpiadi di casa con due medaglie importanti in edizioni consecutive è difficile anche per una campionessa affermata. L’atleta bergamasca arriva sulla sua pista preferita, le Tofane, con un obiettivo dichiarato: doppiare l’oro in discesa conquistato a Pyeongchang nel 2018. L’impresa non le è riuscita sia per qualche errore di troppo che per la prestazione clamorosa della Brignone ma che le vale comunque la terza medaglia olimpica consecutiva. Dite quel che vi pare ma quando c’è da fare la storia, Sofia c’è.

Goggia

Constantini-Mosaner 6

Se vincere è sicuramente difficile, ripetersi è spesso impossibile. Dopo aver fatto diventare milioni di italiani esperti di curling, Stefania Constantini ed Amos Mosaner avrebbero fatto l’impossibile per doppiare l’oro di Pechino. Stavolta, invece, la coppia d’oro del curling italiano ha fatto qualche errore di troppo, venendo eliminata in semifinale da campioni del mondo in carica. La rimonta contro i britannici per il bronzo è una prova d’orgoglio importante ma siamo sicuri che le loro aspettative erano molto più alte. Peccato.

Constantini, curling

Tommaso Giacomel 5,5

Dopo una stagione di Coppa del Mondo da protagonista, con la vittoria generale ancora a portata di mano, le Olimpiadi di casa sembravano l’occasione giusta per fare il salto di qualità definitivo. L’atleta di Vipiteno ha impressionato nella staffetta mista ma i suoi errori sono costati agli Azzurri la possibilità di battersi per l’oro fino alla fine. La sua voglia di rivalsa è stata talmente tanta da causargli un malore nella mass start, quando era stato perfetto al poligono ed era in testa. Avrà tempo di rifarsi ma, per ora, la delusione è tanta.

Giacomel

Roland Fischnaller 5

Il passare del tempo non sembrava essere capace di frenare l’inossidabile atleta altoatesino che, nonostante le sei partecipazioni olimpiche, era considerato il grande favorito per l’oro nello snowboard. La squadra azzurra sembrava tra le più forti ma non è riuscita a ripetere i trionfi in Coppa del Mondo. Quella che sembrava una medaglia sicura è evaporata con le eliminazioni di tutti gli Azzurri nei quarti. Delusione pesante sia per il 45enne veterano che per i tanti giovani leoni: fallire così l’evento più importante è davvero uno stop inaspettato.

Fishnaller

Tabanelli e Vinatzer 4

Alla vigilia sia Miro che Alex erano circondati da grandi aspettative: se il giovane talento modenese sembrava pronto a fare il salto di categoria, l’altoatesino aveva dimostrato di essere ancora in grado di fare grandi cose sia in gigante che tra i pali stretti.

Alla prova dei fatti, invece, solo delusioni: un 24° posto per Miro mentre Alex ha inforcato sia in gigante che in slalom per, poi, rovinare la gran discesa di Franzoni nella combinata a squadre. Il tempo per migliorare non manca ma cedere alla pressione così è davvero una delusione cocente.

Vinatzer

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