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Olimpiadi, Stati Uniti oro nell’hockey dopo una maratona con il Canada

Il derby nordamericano a 46 anni esatti dal “miracolo sul ghiaccio” è una battaglia intensa con qualche errore di troppo che finisce ai supplementari con il trionfo di Team Usa per 2-1

Olimpiadi, Stati Uniti oro nell’hockey dopo una maratona con il Canada

La storia non si ripete ma spesso rima. A 46 anni dalla storica vittoria della nazionale americana nella finale olimpica contro la favorita Unione Sovietica, Team Usa riesce a ripetersi, tornando campioni olimpici. La tensione in corso tra i due paesi e la situazione nel Golfo Persico ha convinto il presidente Donald Trump a non essere presente a Milano ma la finale certo non ha deluso il pubblico presente nell’arena meneghina. Tanta intensità ed equilibrio sul ghiaccio ma a passare in vantaggio sono gli Stati Uniti con Boldy nel primo periodo. La reazione del Canada è veemente ma il portiere americano Hellebuyck è quasi perfetto, cedendo solo nel secondo periodo quando Makar trova lo spiraglio giusto. A far esplodere la gioia del pubblico americano dopo circa 90 secondi del supplementare è il tiro di Jack Hughes, che passa tra le gambe del portiere.

Stati Uniti avanti 1-0 con Boldy

La finalissima del torneo olimpico dell’hockey su ghiaccio vede di fronte le due nazionali più forti, che hanno dominato fin dalle prime partite. Viste le tensioni geopolitiche tra l’amministrazione Trump ed il governo di sinistra di Mark Carney, la sfida tra le due superpotenze dell’hockey è carica di significati che vanno oltre allo sport. Le scintille degli anni scorsi e la situazione molto tesa nel Golfo Persico hanno convinto il presidente Usa a non recarsi a Milano per sostenere la nazionale a stelle e strisce ma le aspettative per Team Usa sono altissime. L’hockey in Canada è lo sport nazionale ma le due squadre sembrano equivalersi, visto che hanno fatto percorso pulito in tutto il torneo olimpico. Se gli Stati Uniti hanno faticato per liberarsi della Svezia nei quarti, il Canada ha rischiato grosso con la Repubblica Ceca, vincendo solo all’overtime. Il primo periodo vede il Canada creare una grossa occasione con un 2 contro 1 ma la difesa Usa riesce a metterci una pezza. I primi minuti vedono il Canada andare tre volte al tiro in pochi minuti ma il forte portiere americano Hellebuyck rimane insuperabile.

Tutt’altra storia quando gli americani si portano al tiro: contropiede fulmineo di Boldy che si libera prima di Toews per poi mettere il puck tra Binnington e il primo palo. La reazione del Canada è furente ma il portiere americano è attentissimo sia sui tiri di Celebrini che sul tentativo dalla distanza di Suzuki. 46 anni fa, a Lake Placid, i giovani universitari di Team Usa riuscirono a spuntarla contro la strapotente nazionale sovietica in quello che in America si ricorda ancora come il “miracolo sul ghiaccio”. Stavolta la sfida è molto più equilibrata ma, a 3 minuti dalla fine del primo periodo, Theodore si becca la prima penalità, concedendo agli Stati Uniti un power play. In questa occasione la difesa canadese si conferma una delle migliori al mondo, riuscendo a negare agli avversari le due grosse occasioni che erano riusciti a creare. Al primo intervallo, Stati Uniti avanti 1-0 grazie alla rete di Boldy ma la gara rimane assolutamente aperta ad ogni risultato.

Il Canada spreca un 5 contro 3

Visto che il vantaggio minimo non è affatto rassicurante, Team Usa parte forte dopo il primo intervallo: dopo aver vinto il primo ingaggio, arriva un tiro dalla distanza controllato senza troppi problemi da Binnington. Il Canada, però, continua ad attaccare con intensità, cercando varchi in una difesa statunitense molto attenta: non perfetto Hellebuyck sul tiro di Celebrini, costantemente il più pericoloso dei canadesi. A 15 minuti dalla fine del secondo quarto, il portiere a stelle e strisce è chiamato ancora ad una parata clamorosa su un’azione insistita del Canada che riesce a tirare due volte in meno di un minuto. La reazione di Team Usa è rabbiosa ma Binnington è ancora insuperabile: a metà del secondo periodo McDavid viene lanciato alla grande e si trova a tu per tu con Hellebuyck, che riesce in qualche modo ad ipnotizzarlo. Occasionissima davvero per i canadesi, che avrebbero dovuto segnare la rete del pareggio. Il momento della svolta sembra arrivare poco dopo quando, in rapida successione, vengono ammoniti sia Guentzel che McAvoy.

Il Canada ha a disposizione un doppio power play ma, nonostante la doppia superiorità numerica, Hellebuyck non lascia passare neanche le mosche, dicendo di no sia a Celebrini che a Marchand. Una volta tornati in campo i due giocatori statunitensi, la partita torna ad essere estremamente equilibrata: gran ritmo, intensità altissima ma davvero poche occasioni da gol pulite. A circa 5 minuti dalla fine del secondo dei tre periodi, leggera superiorità territoriale da parte del Canada ma gli avanti sono costretti a cercare improbabili soluzioni da fuori. Un paio di minuti dopo, accenno di rissa alla balaustra dopo l’ennesima parata del guardiameta a stelle e strisce ma la situazione non trascende. Team Usa non vince una finale di un torneo importante dal lontano 1996 ma, almeno oggi, sembrano in grado di battersi ad armi pari con i favoriti del Canada. Dopo un gioco da dietro la gabbia, il giovane Celebrini tira da distanza ravvicinatissima ma Hellebuyck riesce a deviare quanto basta il disco per evitare che finisca in porta.

Il Canada pareggia con Makar

Alla lunga, però, il muro a stelle e strisce crolla in maniera del tutto inaspettata: Kay Makar riceve un buon passaggio da Toews ed approfitta di una chiusura non perfetta da parte della difesa per infilare il puck nello spiraglio tra i guantoni di Hellebuyck e il palo lontano. Gran rete quella del difensore canadese, alla seconda realizzazione in questo torneo olimpico. I rossi non smettono di spingere ma, ad una decina di secondi dalla fine del secondo periodo, sfortunatissimo Hughes quando la sua cannonata da fuori colpisce palo e traversa, graziando un Billington non perfetto in questa occasione. Si va all’ultimo intervallo su un 1-1 che riflette bene quanto visto sul ghiaccio. Mentre molti sugli spalti dell’arena milanese iniziano a temere l’overtime, il Canada va davvero ad un niente dalla rete del vantaggio: triangolazione fulminea davanti alla porta americana e disco che arriva sul bastone di Toews, che tira a porta vuota. In qualche modo, però, Hellebuyck riesce a toccare il puck col bastone e mandarlo fuori: prestazione straordinaria quella del portiere dei Winnipeg Jets dopo una stagione Nhl molto deludente.

A 15 minuti dalla fine, il portierone a stelle e strisce impedisce che la controfuga di Celebrini si trasformi nella rete del 2-1 ma in campo sembra esserci solo il Canada: gli Stati Uniti sono a corto di energie e sembrano incapaci di uscire dall’assedio. Team Usa rialza la testa e sfiora la rete del vantaggio a 10 minuti dalla fine quando MacKinnon non riesce a segnare nonostante fosse riuscito a scartare Binnington. Il portiere canadese è chiamato in causa due altre volte nel giro di un minuto ma le migliori occasioni continuano ad essere quelle create dal Canada. Rissa furibonda davanti alla porta americana, con diverse chances di trovare uno spiraglio per il disco ma a sbrogliare la matassa ci pensa sempre l’insuperabile Hellebuyck. A sei minuti dalla fine, ammonizione pesante per il canadese Bennett, che finirà per due minuti più due nel sin bin per aver tenuto il bastone troppo alto: il power play è un’occasione da non lasciarsi sfuggire per Team Usa ma la difesa dei rossi regge. Quando Hughes viene ammonito, si torna in parità numerica ma il Canada avrà l’uomo in più per 71 secondi nella fase più calda della partita. Alla fine, però, per decidere chi vincerà l’oro nel torneo olimpico di hockey serviranno i supplementari.

Hughes fa impazzire gli Usa

Canada e Stati Uniti non sono nuovi a finali come questo: diversi degli ultimi incroci tra le due nazionali nordamericane è finito, infatti, all’overtime. Da qui in avanti, ogni errore sarà fatale: in campo ci saranno solo quattro giocatori per parte e vale la regola della cosiddetta “sudden death”. Chi segna per primo si porta a casa l’oro olimpico. Con solo tre giocatori di movimento in campo, ci sarà tantissimo spazio di manovra, il che complicherà non poco il compito dei due portieri. La prima occasione è sul bastone di Jack Hughes, che va a pochi centimetri dalla rete che farebbe esplodere gli Stati Uniti, davanti al televisore nonostante l’orario scomodo.

Mentre molti temevano una serie di supplementari lunga, come spesso succede nella Nhl, l’overtime della finalissima del torneo olimpico si risolve nel giro di pochi minuti. Il primo a rendersi pericoloso è ancora Hughes, che si vede negare la gioia del gol da Binnington: sul rovesciamento di fronte, il ventenne Celebrini ha troppa fretta e forza un tiro che non può impensierire Hellebuyck. Team Usa perde un paio di volte il possesso ma, alla fine, trova l’azione giusta.

Zach Werenski vince un contrasto e scarica il disco dietro per l’accorrente Hughes: il suo tiro è potente e si infila proprio tra le gambe di Binnington, scatenando l’entusiasmo degli spettatori americani presenti. Terzo oro olimpico per gli Stati Uniti nell’hockey su ghiaccio, il primo lontano dal Nord America visto che le altre vittorie a Squaw Valley nel 1960 e Lake Placid nel 1980 li vedevano come padroni di casa.

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