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"Qualunque cosa accada, io ho già vinto": Lindsey Vonn oltre la caduta

Alla vigilia dell’ultima discesa olimpica, la campionessa aveva già scritto il senso della sua sfida. Non un atto di sfida al corpo né una rincorsa disperata all’ultima medaglia, ma la rivendicazione di una carriera che non ha bisogno di essere riscritta

"Qualunque cosa accada, io ho già vinto": Lindsey Vonn oltre la caduta

La caduta di Cortina è diventata l’immagine che molti hanno scelto per chiudere una storia. Ma il senso della presenza olimpica di Lindsey Vonn era già stato chiarito da lei stessa, poche ore prima, in un lungo messaggio affidato ai social. Un testo che oggi suona come una dichiarazione di coraggio, passione, determinazione più che come una giustificazione.

"Arrivare a queste Olimpiadi è stato un viaggio, e non tutti ci credevano all’inizio", ha scritto la campionessa, ricordando il ritiro durato sei anni e il ritorno reso possibile anche da una protesi parziale al ginocchio. Alla domanda che in molti le hanno rivolto — perché farlo? — la risposta è stata disarmante nella sua semplicità: "Amo lo sci agonistico".

Non c’è ricerca di attenzioni, né bisogno di conferme. "So esattamente chi sono e di pasta sono fatt"», ha spiegato, rivendicando un’identità costruita fuori e dentro lo sport, nel segno del lavoro, della disciplina e della resilienza insegnata dai genitori. Un passaggio che sposta il racconto dal risultato al percorso, dal cronometro alla persona.

Lindsey Vonn sapeva di partire con tutto contro: l’età, il crociato rotto, la protesi al ginocchio. Lo ha scritto senza tanti giri di parole: "So che le probabilità non sono dalla mia parte. Ma so anche che continuo a crederci". E soprattutto, ha messo un punto fermo prima ancora di infilare gli sci: "Non posso garantire un buon risultato. Posso garantire che darò tutto. Ma qualunque cosa accada, io ho già vinto». È in questa frase che si concentra il senso della sua Olimpiade. Non un atto di sfida al corpo, né una rincorsa disperata all’ultima medaglia, ma la coerenza di chi accetta il rischio senza chiedere protezione alla propria leggenda. Un esempio per tutti. Una campionessa che resta tale anche dopo l'immagine della caduta a Cortina. Perché le grandi carriere non vengono definite da come finiscono, ma da quanto sono state capaci di reggere il peso delle aspettative.

La caduta di Cortina non riscrive nulla.

Semmai conferma che ci sono atleti per cui il risultato è un dettaglio e la loro grandezza resta intatta. E quando una campionessa può permettersi di dire, prima ancora di partire, "io ho già vinto", significa che la storia, quella vera, è già stata scritta.

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