Durante le occupazioni militari il rapporto tra i soldati e la popolazione civile di sesso femminile è spesso complesso e non scevro da un'evidente violenza o comunque da un preciso rapporto di potere. Gli italiani in Abissinia andarono cantando Faccetta nera (con grande disappunto dei nazisti favorevoli alla purezza razziale) e in Grecia divennero noti come armata Sagapò per la propensione verso le signorine. Il passaggio degli alleati in Italia conta episodi che vanno dalle terribili marocchinate ad altri molto più consensuali.
Ma quello che capitò con l'invasione tedesca della Norvegia e della Danimarca, da parte dei nazisti, non ha nulla di paragonabile con gli altri casi. Le Ss arrivarono in quel territorio con un preciso mandato riproduttivo. Tutto era iniziato molto prima a partire dalle manie di moltiplicazione e tutela della presunta razza ariana di Heinrich Himmler, che iniziò studiare un piano per ottenere almeno "120 milioni di ariani" puri. Dal 1935 venne dato il via al progetto "Lebensborn" (Sorgente di vita), attraverso un circuito di apposite cliniche aperte in Germania. L'istituzione si occupava della tutela delle partorienti che si affidavano ad essa, ma questo trattamento privilegiato era riservato solo a "donne di sangue puro" disposte a donare il proprio figlio alla Germania. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale si aprirono per il progetto nuove prospettive grazie alla creazione di cliniche nei territori occupati sottoposti a germanizzazione. Alcuni territori erano considerati razzialmente di valore (come Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca) per l'alta presenza di ariani puri. La Norvegia veniva considerata persino meglio della Germania. In particolare furono aperte "case per le madri" a Bergen, Geilo, Hurdalsverk, Klekken, Os, Oslo, Stalheim e Trondheim. In una condizione di guerra un certo numero di ragazze vennero sedotte in un modo o nell'altro dagli invasori, senza escludere anche i casi di puro e semplice innamoramento. Dopo la guerra scoppiò la rimozione collettiva dei norvegesi e il senso di ripulsa, soprattutto verso i bambini nati dagli invasori. Uno dei casi che destò scalpore fu quello di Anni-Frid Lyngstad, ovvero Frida, la cantante degli Abba, figlia di una ragazza norvegese e di un ufficiale della Wehrmacht all'epoca già sposato: Alfred Haase. Dopo il conflitto, per evitare eventuali rappresaglie da parte dei connazionali, la madre e la nonna decisero di portare la bimba in Svezia, una storia non dissimile da quella del romanzo che qui a fianco ci viene raccontato da Marino Freschi. Alla bimba venne detto che il padre era morto. Negli anni '70 Frida raggiunge con il gruppo un successo planetario.
Nel 1977, un settimanale tedesco, Bravo, rivelò che il padre era vivissimo e si trovava in Germania. Su esortazione del compagno e (futuro marito) Benny Andersson, lei contattò il vecchio padre, sopravvissuto alla guerra. L'incontro non sanò il passato, che aveva causato ad Anni-Frid una lunga depressione.