Anemone dimagrito ma non rassegnato: smentirò chi mi attacca

L’imprenditore ha lasciato il carcere di Rieti: «Ho sempre lavorato onestamente, sono stato infamato e lo dimostrerò»

Anemone dimagrito ma non rassegnato: smentirò chi mi attacca

Roma - È uscito pochi minuti dopo le sei del mattino, dribblando i cronisti e i fotografi che già a quell’ora lo attendevano fuori dal carcere di Rieti. Giubbotto scuro, lo sguardo che si indovinava smarrito sotto gli occhiali da sole in un orario senza sole, dimagrito di diversi chili rispetto alle immagini comparse sui giornali negli ultimi giorni, si è infilato in un’auto ed è filato via. «L’aria libera mi ha sconvolto e reso come un automa», racconterà poi Diego Anemone, l’imprenditore al centro dei diversi filoni di inchiesta della Procura di Perugia sugli affari della cosiddetta «cricca», che ha terminato ieri i tre mesi della custodia cautelare in carcere disposta per il reato di concorso in corruzione dal gip del tribunale di Perugia Paolo Micheli.

L’uomo che ha dato nome a un intero «sistema» di relazioni con il potere pubblico, che secondo l’impianto accusatorio avrebbe ottenuto appalti per grandi eventi (G8 della Maddalena, mondiali di nuoto) grazie a una sorta di centro servizi particolari forniti a funzionari pubblici, rifugge ogni accusa. «Ho sempre lavorato onestamente, con tenacia, senza risparmiarmi e nel massimo rispetto di tutti i miei collaboratori - dice -. E la giustizia, nella quale continuo ad avere grande fiducia, farà chiarezza sulla mia totale innocenza». «Le imprese di costruzione Anemone hanno sempre operato nel rispetto della legalità - aggiunge poi -. L’attenta valutazione delle procedure osservate farà emergere come le opere siano state tutte eseguite con tempismo, con straordinario sacrificio e hanno raggiunto il migliore dei risultati visibili a tutti». Entrando nel merito degli eventi, Anemone ricorda che «il G8 è stato poi annullato per i fatti drammatici sopravvenuti e imprevedibili», mentre «i lavori di ampliamento del Circolo sportivo sono stati realizzati sostenendone integralmente i costi, nel rispetto della procedura. La realizzazione ha contribuito in modo determinante a rendere possibile l’evento dei mondiali di nuoto a Roma; le società sportive esclusivamente di proprietà mia e di mio fratello hanno dato solo lustro al mondo dello sport con la continua ricerca dell’eccellenza e tutti i numerosissimi soci e frequentatori ne sono stati e ne sono testimoni diretti quotidiani».

Una volta fuori, Anemone ha ritrovato «la realtà, gli affetti più cari e le notizie». E ha scoperto di essere stato al centro di ricostruzioni ogni giorno sui giornali come crocevia di tanti misteri italiani. «Sono grato a chi mi ha consigliato di non leggere i giornali durante gli ultimi tre mesi. Mi accorgo di essere stato infamato e diffamato». «Ho vissuto un periodo molto doloroso - conclude Anemone - soprattutto pensando alla mia famiglia e ai miei bambini. Sono grato e ringrazio pubblicamente tutto il personale penitenziario che ha avuto garbo e umanità e mi ha alleviato i momenti più duri di questa esperienza agghiacciante».

Anemone, 39 anni, titolare di un’impresa edile a Grottaferrata, alle porte di Roma, era stato arrestato il 10 febbraio scorso con l’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l’ex sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana Fabio de Santis (questi due ancora detenuti perché per loro i pm di Firenze hanno chiesto e ottenuto il processo con rito abbreviato per un’altra vicenda, l’appalto per i lavori alla scuola marescialli di Castello) e con il funzionario della struttura di missione relativa al G8 della Maddalena Mauro Della Giovampaola, anch’egli scarcerato ieri dal carcere di Terni. Tutti coinvolti nell’inchiesta partita da Firenze e approdata nel capoluogo umbro a causa del coinvolgimento nell’affaire dell’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro.

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