Allora succede ancora. Succede che musica nuova arrivi all'improvviso senza essere preparata, regolata e distribuita dall'algoritmo o da imponenti campagne promozionali. È vero, sembra impossibile ma ogni tanto capita. Fino a tre mesi fa gli Angine de Poitrine erano due strambi canadesi del Quebec che suonavano per pochi intimi nei microcircuiti di rock chiamiamolo alternativo. Per capire "quanto" alternativo basta vederli: sono vestiti e pitturati a pois, indossano maschere di cartapesta con lunghi nasi che sembrano quelli delle scimmie nasiche e si chiamano Khn de Poitrine e Klek de Poitrine. La loro è musica quasi esclusivamente strumentale e, quando parlano o cantano, i due usano un esperanto incomprensibile come i titoli delle loro canzoni, Fabienk, Mata Zyklek, Utzp, Sarniezz e Yor Zarad. L'unica cosa comprensibile è il loro nome, che noi conosciamo come angina pectoris. Oppressione. Dolore. Respiro corto. Sono sensazioni che musicalmente questi due stravaganti e misteriosi canadesi riescono a rendere bene. E lo fanno da un bel po', all'incirca dal 2019, per anni nella rassegnata indifferenza di quasi tutti. Poi boom. All'improvviso.
Il loro è un successo a prova di complottista perché è difficile, se non impossibile, immaginarsi chissà quali strategie dietro un progetto del genere. Gli Angine de Poitrine sono l'eccezione che conferma la regola. Dopotutto, quando crearono i Gorillaz, Damon Albarn e Jamie Hewlett erano partiti dall'idea che, in un mercato senza idee e visioni, anche una band immaginaria avrebbe potuto avere successo. Gli Angine de Poitrine confermano (più o meno) la teoria.
Insomma, è successo che a febbraio hanno registrato un concerto per Kexp, la stazione radio di Seattle che è nata in un campus universitario oltre mezzo secolo fa ma ora è una delle realtà musicali più importanti e influenti nel mondo musicale fuori dal mainstream. Il live circola, i fan e la stampa vengono attirati e in poche settimane gli Angine de Poitrine sono diventati un fenomeno da oltre sette milioni di visualizzazioni su YouTube, fanno il tutto esaurito in mezzo mondo (saranno il 31 maggio al Poplar presso il Mart di Rovereto) e ne hanno scritto tutte le testate settoriali più chic e seguite.
In fondo, gli ingredienti della storia ci sono tutti. Il più elegante è che Khn de Poitrine suona uno strumento che sembra la chitarra a due manici di Jimmy Page in Stairway to heaven ma che in realtà è stato costruito da un liutaio di Saguenay, in Quebec. In sostanza sono una chitarra (sembra una Fender Stratocaster) e un basso (simile al Fender Precision) che hanno tasti microtonali aggiunti sulla tastiera. Cos'è la microtonalità, per altro conosciuta da millenni, sfruttata da compositori come Béla Bartók e George Enescu e recentemente dagli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard? Spieghiamoci. Nella musica che ascoltiamo tutti i giorni, le ottave sono divise in 12 note uguali. La microtonalità inserisce note intermedie, fino a 24 o più. Risultato: il suono è percepito strano, sorprendente, ansiogeno, persino dissonante. Perciò loro si definiscono "orchestra rock microtonale dada pythago-cubista" che vuol dire tutto ma anche niente.
Ciò che funziona così di primo acchito è gli Angine de Poitrine non te li aspetti. Sono una voce fuori dal coro degli algoritmi e garantiscono che c'è ancora vita oltre il conformismo e pure oltre all'Intelligenza Artificiale (peraltro sempre più conformista).
Il suono degli Angine sfugge le regole e smonta l'implacabile fotocopiatrice musicale delle piattaforme streaming. Magari questi due rockettari a pois saranno solo il sogno di una notte di mezza estate. Ma almeno confermano che ci sono ancora le notti di mezza estate. E c'è ancora un sogno.