Arrivano le ronde: niente armi o divise

RomaTutti le chiamano ronde ma il loro vero nome è «associazioni tra cittadini non armati». Così sono identificate nella legge 194/2009, l’ultimo pacchetto sicurezza del governo in vigore da domani. Tra ventiquattr’ore il ministro dell’Interno Roberto Maroni emanerà il decreto attuativo con tutte le regole per i rondisti, o volontari della sicurezza. Ma già nelle legge è contenuta la filosofia di questa iniziativa, la novità, assieme al reato di clandestinità, che più è stata contestata dalle opposizioni all’interno del «pacchetto» Maroni: «I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle Forze di polizia dello Stato o locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». Ecco il compito dei rondisti: osservare, collaborare con il Comune per rendere le città più sicure. Senza armi: avranno in dotazione soltanto un telefonino, strumento indispensabile per la «sentinella». Non indosseranno divise, ma eventualmente una pettorina di riconoscimento se il Comune lo deciderà. Sarà la giunta comunale a scegliere se accettare o meno le associazioni che si propongono di partecipare a questo progetto. E sarà sempre il Comune a stabilire quando e dove impiegare i rondisti: in parchi, periferie. I partecipanti alle ronde non riceveranno alcun compenso: sono volontari a tutti gli effetti. Ma potrebbe essere inserita una deroga per quei Comuni che avevano già contratti con associazioni sul territorio, come Milano con i City Angels. I rondisti dovranno essere iscritti ad associazioni di volontariato regolarmente registrate in prefettura. Proprio agli uffici territoriali del governo spetterà il compito di svolgere controlli accurati su ogni volontario.
Le sentinelle dovranno essere in buona salute fisica e mentale, e quindi avere un certificato medico che attesti il loro equilibrio psichico, oltre che la sana e robusta costituzione. Non potranno avere tessere di partito o essere collegati a partiti. Questo significa che spariranno le ronde padane, ma nella convinzione di Maroni la legge metterà ordine nella giungla dei gruppi per la sicurezza autorganizzati che girano per le città italiane. I rondisti dovranno sempre fare capo alla polizia municipale: ai comandi dei vigili dovranno consegnare il verbale della loro giornata, con tutte le segnalazioni che hanno ritenuto di segnare sul loro taccuino di sentinella. Se si imbatteranno in situazioni gravi dovranno chiamare polizia e carabinieri, ma non potranno intervenire personalmente. Per tutti è obbligatorio un corso di formazione tenuto da vigili e agenti delle forze dell’ordine. La legge sarà in vigore da domani, ma le ronde entreranno a regime non prima dell’autunno. I comitati per l’ordine e la sicurezza delle città dovranno infatti innanzitutto valutare se hanno bisogno di questa collaborazione, e le prefetture aprire i registri per le iscrizioni. Ci vorrà tempo anche per superare la diffidenza: alcune città, come Verona, utilizzano le ronde da anni, mentre a Roma il sindaco Gianni Alemanno per ora frena: «Non ci piacciono».

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