Milano Il Grande Fratello che fruga dentro i nostri conti ha un nome preciso. Si chiama Gianos. È parente stretto, per capirci, di un altro Grande Fratello, quello che si chiamava Enigma ed era stato progettato dalla struttura commerciale di Telecom per scavare nelle nostre telefonate e nelle nostre mail. Enigma non ha mai visto la luce, travolto dall’inchiesta sulla compagnia telefonica e la sua struttura di sicurezza. Invece Gianos è vivo, vegeto ed operativo. È lui ad analizzare istante per istante ogni movimento sui conti degli italiani. Sa molte cose, ma ancora non gli bastano. In questi giorni stanno lavorando per lui, per mettergli a disposizione ancora più dati.
Gianos è un software che si muove dentro un gigantesco archivio chiamato Aui, Archivio unico informatico. L’Aui esiste dal 1993, è tenuto da tutte le banche sotto le direttive dell’Associazione bancaria italiana e sotto il controllo della Banca d’Italia. Ma ora sta cambiando volto sotto la spinta della terza normativa europea antiriciclaggio, tradotta in italiano dalla legge 231 del 2007. La massa di informazioni contenute nell’Aui sta diventando sempre più vasta, fino a comprendere qualunque movimento bancario, di qualunque importo. E insieme ai nostri movimenti Aui raccoglie i dati, la nostra storia personale, i legami, i rapporti che intratteniamo. «L’obiettivo è realizzare una profilatura del cliente che si dispiega per tutta la durata della relazione finanziaria», spiega chi ha lavorato alla sua creazione. La frase non è di comprensione immediata. Ma, se la si rilegge con attenzione, è eloquente. Dentro Aui ci siamo noi.
Ma l’Aui sarebbe solo una sterminata massa di dati incomprensibili se dentro non ci fosse Gianos, il software che raccoglie, elabora e confronta tutte le informazioni alla ricerca di anomalie. Gianos è stato fornito da un esterno, da un privato, e qui la cosa si fa interessante. Perché a creare Gianos è stata la Oasi Diagram spa, una società specializzata creata dall’Isituto centrale della banche popolari italiane (Icbpi), il consorzio nel cui board sedeva - fino alla repentina caduta - anche il mitico Gianpiero Fiorani. Recentemente, Icbpi ha acquisito Si Holding, il consorzio che gestisce le carte di credito degli italiani. Un’altra gigantesca banca dati, una radiografia in tempo reale delle capacità e abitudini di spesa di ciascuno di noi. Tra Gianos e Si, oggi l’Icbpi ha a disposizione praticamente l’intera documentazione sulla vita economica di ogni italiano. Ma chi ha diritto ufficiale a conoscere il contenuto di Aui? Prima di tutto, la Banca d’Italia, attraverso la sua struttura di intelligence finanziaria, l’Uif. Inoltre - come si legge in uno dei documenti interni - «alle informazioni trattenute sull’archivio possono in primo luogo accedere la magistratura e gli organi di polizia giudiziaria dalla stessa delegati, nonché il procuratore della Repubblica ed il Questore». I reparti speciali della Guardia di finanza (Scico e Valutario) hanno accesso diretto.
Questi sono solo gli accessi ufficialmente consentiti. Ma il problema di Aui è quello di tutte le grandi banche dati dell’era del computer: non sono inviolabili.
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