Leggi il settimanale

Gli artisti raccontano Beirut

A Milano, negli spazi della Saikalis Bay Foundation, le opere degli artisti libanesi indagano l'identità e il futuro di una regione senza pace

Gli artisti raccontano Beirut
00:00 00:00

Nel cuore di Milano, negli spazi del Circolo di via Spiga, la mostra “Shifting Crossroads | Beirut Contemporary” si offre come un attraversamento necessario della contemporaneità libanese. Ideata e organizzata prima dell’attuale e drammatica recrudescenza della crisi in Medio Oriente, l’esposizione assume oggi un valore ancora più urgente: quello di testimonianza viva di una scena artistica che continua a produrre senso anche nei momenti più cupi. Promossa dalla Saikalis Bay Foundation, la collettiva riunisce undici artisti di origine libanese, alcuni residenti a Beirut, altri dispersi tra Europa e Stati Uniti. Questa geografia frammentata non indebolisce il loro sguardo: al contrario, lo amplifica, trasformando la distanza in uno strumento critico e poetico. Beirut emerge come un palinsesto complesso, attraversato da stratificazioni storiche e tensioni irrisolte.

Non una città da spiegare, ma da ascoltare. Le opere – tra fotografia, video, installazione e scultura – restituiscono confini instabili, “faglie” più che linee, dove memoria e presente si incontrano senza mai ricomporsi del tutto. È proprio in questa instabilità che si annida la forza della mostra: nella capacità di trasformare la frattura in possibilità di relazione. Le ricerche dei singoli artisti si muovono lungo traiettorie diverse ma convergenti. Catherine Cattaruzza costruisce mappe fragili del paesaggio libanese, dove fotografia e archivio diventano strumenti per interrogare il confine. Simone Fattal intreccia mito e materia, riportando alla luce forme arcaiche che dialogano con le inquietudini del presente. Il duo Joana Hadjithomas e Khalil Joreige scava negli archivi e nelle immagini mancanti, facendo emergere narrazioni sommerse e memorie incerte.

E ancora, nelle opere di Mona Hatoum il corpo e lo spazio diventano campi di tensione, dove l’esperienza dello sradicamento si traduce in forme essenziali e perturbanti. L’artista Lamia Joreige lavora sul confine tra documento e finzione, interrogando la possibilità stessa di raccontare la guerra. Più giovane, Omar Mismar esplora il quotidiano come luogo di conflitto e desiderio, con una pratica fluida e sperimentale. La dimensione performativa e politica attraversa il lavoro di Rabih Mroué, che mette in discussione i dispositivi della verità e della testimonianza. Stéphanie Saadé sceglie invece la via della sottrazione: tracce minime, indizi, silenzi che chiedono allo spettatore un atto attivo di interpretazione. Con Soraya Salwan Hammoud, materiali e dati diventano organismi vivi, parte di ecosistemi complessi che superano la distinzione tra umano e non umano. Infine, Akram Zaatari indaga il potere delle immagini e degli archivi, trasformando perdita e ritardo in strumenti critici.

In questo contesto, il ruolo del Circolo – fondato da Nicole Saikalis Bay, libanese di origine e milanese d’adozione – appare particolarmente significativo. La sua attività si configura come un ponte culturale capace di generare dialogo e consapevolezza, offrendo spazio a pratiche artistiche che non si limitano a rappresentare il reale, ma lo interrogano e lo trasformano.

E allora, forse mai come questa volta, “Shifting Crossroads” si configura non solo come una mostra ma come un atto di resistenza culturale. In un tempo segnato da conflitti e fratture, riafferma la capacità dell’arte di mantenere aperto il dialogo, di costruire empatia e di immaginare, anche nella fragilità, nuove forme di vicinanza e futuro.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica