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L’artista Cristian Chironi a Tunisi rende omaggio a Le Corbusier

Continua a Villa Baizeau l’affascinante viaggio ispirato alle architetture del genio svizzero e al concetto dell’”abitare”

L’artista Cristian Chironi a Tunisi rende omaggio a Le Corbusier
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Tra le strade della Medina di Tunisi e il silenzio irraggiungibile di Villa Baizeau a Cartagine, prende forma uno dei progetti artistici e culturali più affascinanti del panorama internazionale contemporaneo. L’artista sardo Cristian Chironi presenta il settimo capitolo di “My house is a Le Corbusier”, il progetto pluriennale dedicato al tema dell’abitare, dell’identità e della relazione tra uomo e architettura. Un’iniziativa che vede protagonisti La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture, l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e l’Ambasciata d’Italia, insieme alla Swiss Agency for Development and Cooperation (SDC), in un dialogo internazionale che intreccia arte, urbanistica, memoria e ricerca sociale. Fondamentale anche il contributo del MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, partner culturale del progetto legato alla dimensione performativa e simbolica della storica Fiat 127 “Camaleonte”. Il cuore del progetto è proprio l’idea dell’abitare come esperienza non soltanto fisica ma mentale.

A differenza delle precedenti tappe internazionali — da Parigi a Marsiglia, da Chandigarh a Berlino — questa volta Chironi non può realmente vivere dentro l’architettura scelta: Villa Baizeau, unico edificio tunisino progettato da Le Corbusier tra il 1928 e il 1930, oggi si trova infatti all’interno del parco presidenziale tunisino ed è quindi inaccessibile. È proprio questa impossibilità a diventare il centro poetico del progetto. “Ogni architettura custodisce una promessa di abitabilità. Villa Baizeau custodisce anche una distanza”: è la frase che accompagna l’intero percorso tunisino e che sintetizza la riflessione di Chironi sul modernismo, sul limite e sul rapporto tra spazio e percezione. La residenza artistica nella Medina di Tunisi si trasforma così in un laboratorio vivente. L’artista abita temporaneamente la città, ne osserva le tensioni contemporanee, ascolta storie, attraversa quartieri e costruisce una mappa emotiva fatta di immagini, testi, incontri e performance urbane.

Un’esperienza che culminerà il 3 aprile 2026 con l’inaugurazione della mostra My house is a Le Corbusier (Villa Baizeau) negli spazi de La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture, centro culturale ormai diventato uno dei principali poli di sperimentazione artistica del Nord Africa. Accanto alla mostra, il progetto si sviluppa attraverso incontri pubblici, installazioni e attraversamenti performativi della città. Tra i momenti più attesi c’è Carthage Drive, in programma il 24 e 25 marzo: una serie di performance itineranti tra Tunisi e Cartagine realizzate a bordo di una Fiat 127 Special ribattezzata “Camaleonte”. L’auto, reinterpretata attraverso la “tastiera cromatica” ideata da Le Corbusier per Villa Baizeau, diventa una sorta di architettura mobile, uno spazio di ascolto e dialogo in movimento. Ogni viaggio ospita tre passeggeri scelti tra architetti, musicisti, urbanisti, giornalisti e attivisti locali. L’abitacolo si trasforma così in una piattaforma narrativa itinerante dove il concetto di casa viene continuamente ridefinito: un finestrino, una strada, una conversazione, un paesaggio.

Le immagini raccolte durante le performance sono confluite in una video-installazione esposta alla mostra tunisina, mentre durante l’opening la Fiat 127 è stata presentata come scultura sonora grazie alle collaborazioni con artisti e musicisti come Paolo Fresu, Marino Formenti, Gavino Murgia, Stefano Pilia e Dhafer Youssef. Il progetto ha trovato inoltre un momento di approfondimento teorico presso l’École Nationale d’Architecture & Urbanisme, con l’incontro pubblico Villa Baizeau: un’architettura da raccontare, promosso da La Boîte - Centre d’Art & d’Architecture e ATRA in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi. Un appuntamento inserito nella decima edizione della Giornata del Design Italiano nel Mondo, dedicata quest’anno al tema “RE-DESIGN. Rigenerare spazi, oggetti, idee, relazioni”. Interverranno, oltre a Chironi, figure di primo piano del dibattito internazionale sull’architettura e sul patrimonio modernista, tra cui Brigitte Bouvier, Chacha Atallah e Tarak Baccouche.

Alla base di tutto resta una domanda semplice e potentissima: cosa significa oggi abitare? Chironi risponde trasformando l’architettura in esperienza umana, facendo dialogare memoria privata e spazio collettivo. Anche gli aneddoti familiari che ispirano il progetto — dal disegno perduto di Le Corbusier affidato da Costantino Nivola ai parenti di Orani, fino al viaggio inconsapevole di una Fiat 127 carica di opere d’arte — diventano strumenti per interrogare il presente.

In un tempo segnato da precarietà e trasformazioni urbane, My house is a Le Corbusier non racconta soltanto edifici iconici: racconta il bisogno universale di trovare un luogo nel mondo. Anche quando quel luogo, come Villa Baizeau, resta irraggiungibile.

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