Suggestivo, evocativo, essenziale e al contempo ricco di infiniti dettagli da scoprire. In una parola, poetico. La curiosità e l'inestinguibile sete d'avventura si fanno arte nell'immaginario di Axel Ruhomaully, fotografo belga-mauriziano i cui scatti sono stati scelti per «vestire» le pareti della stazione Sant'Ambrogio M4 con istantanee in notturna di alcuni degli oggetti più iconici del vicino Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. È il progetto di public art «Light Stencils. Viaggio intimo nelle collezioni di un Museo», che verrà svelato oggi in anteprima per diventare poi un'esposizione permanente sotto gli occhi di milioni di persone alle prese con i loro percorsi quotidiani di lavoro, vita, svago. Lo storico museo esce così dai suoi spazi per animare quelli della stazione - dalle gallerie sotterranee al torrino esterno dell'ascensore di via San Vittore (civico 7) - con immagini che, una dopo l'altra, costruiscono un'intensa narrazione non solo scientifica, ma capace di raccontare l'evoluzione culturale e di costume di un intero Paese: dalle linee sinuose dell'Alfa Romeo Zagato 8C, nata dalla collaborazione del marchio del Biscione con la storica carrozzeria fondata a inizio Novecento, ai contrasti di colore del brigantino-goletta Ebe, nave scuola per gli allievi sottufficiali della Marina Militare negli anni Cinquanta e della Locomotiva a vapore Gr 691-022 FS; dalla futuristica Lambretta Innocenti nella versione Siluro totalmente carenata, in grado nel 1951 di sfondare il muro dei 200 km orari, al mitico sottomarino Toti, vero e proprio simbolo del Museo. Poco distante fa bella mostra di sé la foto del Detector magnetico Marconi, prototipo di rivelatore ideato nel 1902 per sperimentare la ricezione di onde elettromagnetiche a lunga distanza, utilizzabile anche a bordo di navi (dieci anni più tardi molti superstiti del Titanic sarebbero stati tratti in salvo anche grazie a questa tecnologia). Di grande impatto le immagini del modello di Navicella volante ad ali battenti realizzato da Soldatini e Somenzi nel 1952-'53 su un'idea leonardesca risalente al soggiorno milanese del genio toscano: una sorta di guscio di noce munito di ali di pipistrello in legno, ferro e corda pensato per traghettare l'uomo nelle profondità celesti. Un vero e proprio viaggio nel tempo ci conduce dai cerchi concentrici della Sfera armillare al tondo, del diametro di quasi 7 metri, della testa fresante della talpa Webuild, enorme «verme» meccanico usato per lo scavo di gallerie stradali e ferroviarie. Un pezzo della storia di Milano è racchiuso nel profilo del leggendario Tram Carrelli matr. 1565, risalente al 1928 ed esposto nel Padiglione Ferroviario accanto all'Omnibus a cavalli e al «Gamba de Legn». Questo progetto, realizzato in collaborazione con M4 - la nuova linea che da est a ovest attraversa il cuore di Milano - rappresenta per il Museo di via S. Vittore un modo inedito di aprirsi alla città, come sottolinea il direttore Fiorenzo Galli: «Portiamo fuori dalle nostre mura alcuni degli oggetti più rappresentativi del patrimonio museale per trasformare uno spazio di transito in un luogo di scoperta e meraviglia».
A suggellare il miracolo è l'inconfondibile cifra stilistica di Ruhomaully: un linguaggio chiaroscurale, che risveglia i colori e restituisce la profondità e la trama di volumi e superfici. Gli oggetti si trasformano in presenze plastiche, sculture sospese che emergono come d'improvviso da un fondale teatrale.