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Operazione Squabble: il folle raid nei cieli di Parigi occupata

Nel giugno del 1942 due piloti sorvolarono Parigi a bassissima quota per lanciare un tricolore francese sull’Arco di Trionfo e colpire, simbolicamente, il cuore dell’occupazione tedesca

Operazione Squabble: il folle raid nei cieli di Parigi occupata

Con l'audacia si può intraprendere tutto”, soleva ripetere Napoleone Bonaparte, che dopo aver vinto la battaglia di Austerlitz, promise ai suoi che sarebbero tornati alle loro case passando “sotto archi di trionfo”, prest’ordinando la costruzione del famoso Arco di Trionfo, monumento da porre al culmine della Via dei Campi Elisi di Parigi, per onorare in eterno le vittorie dai soldati di Francia; e solo quel genere di audacia poteva spingere due piloti inglesi a intraprendere, nella calda estate del 1942, il folle volo previsto dall’operazione Squabble: un “bisticcio” da lanciare sul cuore della Francia occupata dai nazisti.

A bordo di un solo singolo aereo, un cacciabombardiere Bristol Beaufighter del Comando Costiero della Royal Air Force, il tenente pilota Alfred “Ken” Gatward e il sergente navigatore Gilbert “George” Fern, avrebbero raggiunto Parigi per compiere un volo a bassissima quota e “sganciare”, proprio sull’Arco di Trionfo, un tricolore francese con un messaggio di speranza per la popolazione che non accettava il governo collaborazionista di Vichy e l’occupazione tedesca. Unico obiettivo militare della missione che doveva “risollevare il morale francese”, e irritare profondamente le truppe del generale von Stülpnagel, il Governatore Militare di Francia, era mitragliare il quartier generale della Gestapo, la temibile polizia politica della Germania nazista, o, secondo altre versioni più accreditate, il Ministero della Marina di Place de la Concorde, che era diventato il quartier generale della Kriegsmarine.



Dopo diversi rinvii per cattivo tempo, il Bristol Beaufighter Mk Ic del 236° Squadron scelto per la missione - la capitale francese era fuori dalla portata dei caccia Spitfire - decollò alle 11:29 del 12 giugno dalla pista di Thorney Island, nel Sussex, e dopo aver attraversato la Manica senza incontrare la caccia nemica, fece rotta per Parigi. Dopo appena 45 minuti erano in vista della Tour Eiffel.



Gatward e Fern si erano addestrati per settimane, esercitandosi a sganciare la bandiera per assicurarsi che si dispiegasse correttamente, e studiando le mappe di Parigi per pianificare con altrettanta precisione la rotta da seguire. Secondo le informazioni raccolte dall’intelligence, nell’orario nel quale sarebbero arrivati sull’obiettivo, si sarebbe svolta come ogni giorno, tra le 12:15 e le 12:45, una parata militare tedesca proprio sugli Champs-Élysées.

Quel giorno la parata non si tenne, e i piloti dovettero accontentarsi di sganciare - e lo fecero con estrema precisione - il tricolore francese che si dispiegò perfettamente durante la discesa, posandosi sul tetto dell’arco, per dirigersi verso Avenue Foch, dove era stato allestito, al civico 84, il quartier generale della Gestapo e della SD, il servizio segreto delle SS, o al ministero di Place de la Concorde. Il mitragliamento a bassa quota centrò l’edificio, seminando il caos tra gli ufficiali tedeschi che erano all’interno.

Alle 12:30 il solitario Beaufighter stava già tornando verso la costa dalla quale era venuto, mantenendo la stessa rotta dell’andata e impiegando la stessa tecnica di volo, nota come "hedge-hopping”, per noi “salto tra le siepi”, per evitare i caccia della Luftwaffe che erano basati a Rouen. Raggiunsero la costa francese cinque minuti prima delle 13:00, per atterrare alla base di Northolt alle 13:53.

L'intera missione era stata condotta a bassissima altitudine, sfruttando le condizioni atmosferiche che richiedevano una copertura nuvolosa al 100% a 2.000 piedi con forti precipitazioni in determinati tratti del percorso, con un cielo sgombro sopra Parigi per massimizzare l’effetto della missione.

Al ritorno i due piloti riferirono che le strade erano piene di gente di entrambi i sessi, per lo più in maniche di camicia, molti dei quali salutavano, che c’erano anche “tedeschi dappertutto” e che prima di aprire il fuoco sull'edificio il pilota si era assicurato che non ci fossero civili sulla sua linea di tiro. “Non ero mai stato a Parigi prima di allora” disse Gatward, sorridendo sotto i baffi chiari, ma era “esattamente come me l'ero immaginata”.

Il navigatore, che aveva sventolato una seconda bandiera dal cupolino posto nel ventre dell’aereo, riferì che alcuni cannoni dell’antiaerea che erano stati disposti sui tetti avevano aperto il fuoco, ma i colpi avevano mancato l’aereo; mentre i tedeschi nelle strade sotto di loro inchiodavano con le minuscole Kübelwagen, pensando di essere in pericolo, e i francesi invece, dalle stesse strade e dalle finestre più esposte al cielo, li salutavano come dei liberatori. In quel breve tempo Fern riuscì a scattare le fotografie che erano state richieste dal comando, immortalando, per suo vezzo, anche dei cavalli che avevano trovato sulla loro rotta, tanto volavano bassi.



I due intrepidi piloti erano rimasti sopra Parigi solo per cinque o sei minuti, ma in quei cinque minuti di pieno giorno, avevano sfidato la caccia avversaria e mezza contraerea di Francia.

Insigniti della Distinguished Flying Cross, Gatward e Fern sopravvissero alla guerra e il 28 luglio 1949 furono entrambi pubblicamente riconosciuti per il loro coraggio durante l'Operazione Squabble.

Alla fine della guerra, quando la Francia era ormai libera, un tale monsieur Louis Roche dell'Ambasciata francese a Londra, consegnò il tricolore al comando che aveva pianificato l’operazione, confidando loro che quell’atto di pura audacia, che oggi potrebbe apparire un gesto di poco conto, un rischio inutile, aveva “rallegrato migliaia di persone che vivevano la miseria degli più anni bui”. La bandiera lanciata sull’Arco di Trionfo quel giorno, è esposta con orgoglio nella Christ Church di Southgate, ancora oggi.

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