«Non è ancora nato un altro Toscani» diceva negli anni '80 Renzo Castiglioni, storico art director dei periodici di moda della Mondadori. All'epoca nelle sale di posa circondate dalla nebbia di Segrate venavano scattate alcune immagini per la celebre campagna pubblicitaria del marchio Iceberg intitolata I contemporanei. Il mitico fotografo nato a Milano nel 1942 e morto a Cecina esattamente un anno fa, srotolava una specie di fondale in carta opaca bianca contro cui piazzava persone come un'esordiente Jo Squillo con una strepitosa acconciatura punk e personaggi come Andy Warhol con i suoi capelli argentati. L'unico comun denominatore tra loro erano i maglioni creati per Iceberg da Jean Charles de Castelbajac.
In cinque minuti il fotografo riusciva a scattare i più bei ritratti che si possano immaginare, una sorta di radiografia dell'anima dei soggetti immortalati. Non c'è traccia di questa storia in Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua, il magnifico documentario Sky Original in esclusiva su Sky Arte domani sera alle 21,15 e poi in streaming su Now. In compenso ci sono diversi interventi di Castelbajac che è stato amico e collaboratore del grande fotografo fin dal 1972, quando scattò la famosissima campagna dei jeans Jesus con un primissimo piano degli short striminziti sul magnifico sedere di Donna Jordan (la modella inglese che in seguito sarebbe diventata madre di Elizabeth Hurley) sotto alla scritta «Chi mi ama mi segua».
Lo stilista francese noto per il suo uso artistico e imprevedibile dei colori racconta tra l'altro del glorioso articolo in cui Pasolini definisce questa pubblicità una nuova forma di morale con cui fare i conti.
Scopriamo inoltre che il nome Jesus dato dall'imprenditore torinese Maurizio Vitale alla linea di jeans prodotta dall'azienda di famiglia, è un'altra geniale idea venuta a Toscani guardando la scritta luminosa di Jesus Christ Superstar sui tabelloni di Times Square a New York. Infatti il regista Fabrizio Spucches che ha condiviso con il fotografo oltre 10 anni di collaborazione ha raccolto e ordinato l'archivio privato del maestro costruendo con immagini, video, materiale inedito e testimonianze intelligenti un ritratto vivo e vibrante di questo artista del clic. Bellissima, per esempio, l'intervista a Luciano Benetton cui viene chiesto se ha mai detto di no a una richiesta di Toscani e lui risponde serafico «Certo, quando mi ha detto di spogliarmi».
La voce fuori campo allora chiede «E poi?» per sentirsi dire dall'imprenditore veneto «E poi ha vinto lui». Parlano inoltre Patti Smith, Fran Leibovitz, Nicholas Ballario e Vittorio Moretti con interventi colti e mai noiosi anche se nessuno raggiunge le vette di arguzia e irriverenza dello stesso Toscani che racconta di quando a 14 anni accompagna il padre, fotografo de Il Corriere della Sera a Predappio per assistere alla tumulazione di Mussolini.
«Ho visto una donna vestita in nero tra la folla e mi sono messo a fotografare lei». Era donna Rachele e quella è la prima di tantissime foto pubblicate sui giornali più importanti del mondo.
«Fotografare è come scrivere: un modo per essere presenti, dovremmo imparare a farlo alle elementari» dice verso la fine Oliviero per poi concludere con una delle sue frasi secche come un colpo di fucile: «L'unica foto che non riuscirò a fare è quella di me morto». È proprio vero uno come lui non è ancora nato.