In una Cortina pronta ad accogliere i Giochi Olimpici, con la città e le piste gremite di gente, di sportivi e di curiosi, c'è spazio anche per l'arte contemporanea. In piazza Silvestro Franceschi la Galleria d'Arte Contini si conferma un luogo pieno di bellezza e poesia grazie anche alla personale da poco inaugurata di Lorenzo Quinn Love will save us, un titolo che non intende suggerire un rifugio consolatorio, piuttosto un orizzonte etico.
Dopo il successo estivo a Forte dei Marmi, Quinn torna tra le nevi ampezzane mostrando al pubblico (fino al 6 aprile) trentacinque opere, tra sculture e dipinti, in una sinfonia di forme tra il bronzo, l'acciaio inossidabile e varie resine.
Di Quinn conosciamo da tempo la potenza comunicativa e l'immediatezza del messaggio: le sue mani, candide e giganti, sono più volte emerse in Laguna, prima per sorreggere Ca' Sagredo, sul Canal Grande, poi all'Arsenale di Venezia, creando un suggestivo ponte che poi, in forme simili, è approdato a Milano, a Muscat, in Oman, e poi ancora in giro per l'Italia e infine a Helsinki, in Finlandia. Queste mani tese o intrecciate sono la firma di Lorenzo Quinn e le ritroviamo anche a Cortina, in formato da interni.
Quinn, 59 anni, artista italo-americano di fama internazionale, è figlio di quel Quinn (il premio Oscar Anthony) e della costumista Jolanda Addolori: fin dagli studi all'American Academy of Fine Arts di New York, comprende che, tra tutte le arti, è la scultura quella che vuole maggiormente indagare. E se la vocazione è per opere di arte pubblica che colpiscano lo sguardo dei passanti, lo studio dei materiali e la cura dei dettagli si declina al meglio nella scultura di piccole e medie dimensioni, ispirata alla lezione dei grandi maestri del passato (Michelangelo, Bernini, Rodin): lo vediamo anche da Contini dove le sue mani scolpite creano ponti, si stringono e sostengono cuori.
A chi reputa naif la sua arte Quinn risponde: «Preferisco continuare a realizzare opere che ispirino amore e unità, anche se sono consapevole che il mondo sembra favorire un'arte che promuove la controversia e la divisione».
Le mani che Quinn studia con tanta dovizia non sono solo semplici belle figure che punteggiano le sale della galleria sulle Dolomiti: Quinn crede, anche a livello scultoreo, nel potere della tensione e del movimento. È interessante anche osservare l'evoluzione stilistica e tecnica dell'artista, che da anni sperimenta materiali diversi: dal bronzo raffinato all'acciaio inossidabile - elementi distintivi del suo linguaggio scultoreo: spiccano in vetrina in dialogo con le vicine vette - fino al legno, alla resina e all'acrilico.
Come suggerisce anche il catalogo della mostra, l'arte di Lorenzo Quinn restituisce alla scultura la sua funzione più autentica: quella di connettere, educare e unire le persone, trasformando ogni gesto scolpito in un invito al dialogo a tutti comprensibile.