Vent’anni di storia, innovazione e visione condivisa. Il Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale” celebra il suo anniversario confermandosi come uno dei primi tre poli italiani del restauro e una delle realtà più autorevoli a livello internazionale. Nato nel 2005 nelle Scuderie alfieriane della Reggia, patrimonio UNESCO, il CCR è oggi un modello di sinergia tra ricerca scientifica, formazione universitaria, conservazione preventiva e grandi cantieri di restauro che coinvolgono musei e istituzioni da tutto il mondo.
La ricorrenza si intreccia, in questi giorni, con un momento di alto valore culturale: il convegno “Pinin Brambilla Barcilon a 100 anni dalla nascita”, una giornata di studi dedicata alla prima direttrice dei laboratori, figura-simbolo del restauro italiano e celebre per il ventennale intervento sul Cenacolo leonardesco. L’iniziativa segna anche la presentazione dell’imponente archivio professionale della restauratrice – oltre 455 faldoni, 1300 relazioni, 50.000 immagini – ora riordinato, digitalizzato e consultabile online: un unicum di storia, metodo e riflessione critica sul rapporto fra opera e intervento. Se il convegno rende omaggio all’eredità metodologica della Brambilla e al suo “saper vedere”, è il Centro stesso a incarnare oggi quello sguardo lungimirante. Nei suoi nove laboratori di restauro – dalla pittura su tela e su tavola alle sculture lignee, dai metalli alla carta e fotografia, dall’arte contemporanea ai tessili – lavorano équipe composte da restauratori, storici dell’arte, chimici e fisici. Un approccio interdisciplinare che fa del CCR un punto di riferimento per musei come il Museo Egizio, la Reggia di Caserta, il MAO, e per cantieri internazionali come il Santo Sepolcro di Gerusalemme o Africa Hall ad Addis Abeba.
La forza del Centro sta anche nelle sue tecnologie scientifiche: diagnostica IR, UV, laser, raggi X, sistemi tomografici unici in Italia capaci di radiografare manufatti fino a due metri di altezza. Strumenti che permettono analisi un tempo impensabili – dalla ricostruzione della struttura interna di statue a quella dei pentimenti nei dipinti –, restituendo alle opere una voce e una storia stratificata. Nel ventennio di attività, il CCR ha dato vita a interventi esemplari: dal restauro del Tempio rupestre di Ellesiya, gioiello nubiano oggi al Museo Egizio, ai Buddha del MAO rivelati dalle TAC, fino alle opere di Warhol, Burri, Accardi, Kiefer e alla collaborazione con Intesa Sanpaolo per la conservazione dell’arte contemporanea. Oggi sono in corso progetti con la Reggia di Caserta (collezione Terrae Motus), cantieri in Etiopia e Arabia Saudita, percorsi formativi in Siria e programmi di ricerca in corso con musei e istituzioni di mezzo mondo. Accanto alla ricerca, la formazione universitaria resta uno dei pilastri del Centro: il Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dell’Università di Torino, unico in Italia con cinque settori professionalizzanti attivi, garantisce un tasso di occupazione del 94% entro due anni dal diploma. Un vero incubatore di competenze che ha contribuito alla crescita del settore: +32,3% le imprese di restauro nella sola area metropolitana di Torino nell’ultimo decennio.
Il CCR è però anche un luogo di divulgazione, aperto al pubblico grazie al nuovo Centro Visitatori “Il Ristoro delle Arti”, nato grazie ai fondi PNRR e pensato per rendere accessibile – fisicamente e narrativamente – il cuore dei laboratori. Un percorso immersivo fatto di materiali, storie e dati, che racconta al visitatore la complessità del restauro e la responsabilità collettiva della tutela. Guardando al futuro, il Centro si prepara ora all’apertura del nuovo polo scientifico nei Galoppatoi Lamarmora, hub internazionale per la diagnostica e la ricerca applicata che inaugurerà nel 2026.
Un passo strategico che conferma la missione del CCR: custodire il passato, innovare il presente, costruire il futuro del patrimonio culturale. Una visione che Pinin Brambilla aveva già intuito nel suo insegnamento più celebre: imparare non solo a guardare le opere, ma a vederle veramente.