«Ascolterò Napolitano, il rapporto è ottimo»

nostro inviato all’Aquila

Per carità, «non voglio polemizzare» con il Colle. Il motivo è semplice: non ci sono motivi né interessi per farlo. Semmai, «rifletteremo», terremo «in considerazione» i rilievi mossi da Giorgio Napolitano. Sbaglia, quindi, chi delinea un quadro conflittuale con il capo dello Stato, a seguito dei suoi rilievi al disegno di legge sulla sicurezza. La linea di Silvio Berlusconi è chiara. E tornato in Abruzzo per la diciassettesima volta dal tremendo sisma del 6 aprile, archiviato da pochi giorni il G8 aquilano, ne approfitta per fugare ogni dubbio sul rapporto con il presidente della Repubblica.
Lo fa in due fasi. Ne parla già a ora di pranzo, con alcuni cronisti, visitando i cantieri aperti a Cese di Preturo. Dove tra gru, solai e primi muri tirati su, ricorda di aver già fatto smentire da Paolo Bonaiuti «alcune frasi che mi vengono attribuite da un quotidiano», ovvero da la Repubblica. «Ma per fortuna - ripete sorridendo - leggo poco i giornali e sto benissimo da anni». Senza tra l’altro soffermarsi sulle critiche a Napolitano formulate da Marcello Pera. «Non ho letto le sue dichiarazioni», taglia corto il Cavaliere, che non intende anticipare eventuali modifiche da apportare al provvedimento in questione: «Vedremo, vedremo...». Più tardi, a Coppito, durante la conferenza stampa post-briefing con Guido Bertolaso, il premier torna sull'argomento: «Ho già fatto un comunicato ieri (mercoledì, ndr) dicendo che faremo una riflessione e terremo conto delle osservazioni del capo dello Stato». Con il quale, sottolinea, «abbiamo un rapporto assolutamente positivo e di estrema cordialità, che si manifesta come tale in tutte le occasioni». Punto.
Si va a capo e si passa al capitolo ricostruzione. Una fase due che ha del «miracoloso», rivendica, durante i sopralluoghi a Onna («ci saranno 2.267 villette prefabbricate, talmente belle che se si passa da lì a tutti verrebbe voglia di comprarle»), Bazzano e Cese di Preturo. «Andate a chiedere se qualcun altro al mondo è riuscito a fare tutto questo, con nove cantieri su diciannove già aperti», è l’invito-sfida del presidente del Consiglio, convinto che «siamo dinanzi al record dei record», soddisfatto per quelle abitazioni antisismiche che iniziano a prendere forma e che «non hanno nulla di provvisorio», perché «sono vere case, case eterne». Anche «belle», che «saranno consegnate a partire dal 15 settembre e tutte entro la fine di novembre». Insomma, «c'è da essere orgogliosi», è «una cosa che non si è mai fatta, il più grande cantiere al mondo». E per chi ancora oggi avanza dubbi, il capo del governo rintuzza: «È un miracolo che tre mesi dopo il terremoto le case arrivino al tetto» e «fra tre giorni avremo il piacere di mettere la bandiera italiana sopra il tetto». La prima di una lunga serie, è la promessa implicita. Perché «saranno accasati tutti prima che arrivi il grande freddo».
In ogni caso, assicura, non c'è nessuna tassa di scopo all'orizzonte, visto che «adotteremo esattamente la stessa disciplina attuata negli altri casi» tragici avvenuti negli ultimi anni. «Semmai cercheremo di far quadrare i conti», spiega, ma «senza mettere le mani nelle tasche degli italiani». Nel frattempo, c'è curiosità per capire dove alloggerà nell'Aquilano nel mese di agosto, come annunciato durante i lavori del G8. «La casa? Non l'ho ancora trovata, stiamo vedendo, ma credo l'idea finale vi deluderà», riferisce a Cese di Preturo, chiarendo il concetto qualche ora più tardi: «Stanno cercando di convincermi a venire qui nella cittadella di Coppito». In attesa che il nodo si sciolga, il Cavaliere incassa il «contributo di mezzo milione di euro», per la ricostruzione abruzzese, dal Consiglio regionale della Toscana. Una donazione che offre l'occasione per aprire una parentesi sulla tragedia di Viareggio: «Stiamo facendo il censimento dei danni e preparando la relativa ordinanza».
Infine, una battuta su Giulio Tremonti. O meglio, sull'espressione poco garbata, diciamo così, rivolta dal ministro dell'Economia a un giornalista americano. È stato «un infortunio venuto dal cuore», commenta il premier col sorriso stampato sul volto. Lo stesso che lo accompagna durante i sopralluoghi, tra foto ricordo e una «ola» con operai e volontari. E tra una dedica e l'altra sui caschetti di protezione (con tanto di firma e incitamento «Forza Italia»), l'ultimo sketch: «Sapete perché ho la pancia? Per appoggiare meglio i fogli quando devo autografarli».

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