Da flop a (quasi) tutto esaurito il passo è breve. Al Cpr di Gjader in Albania ci sono 90 migranti pronti a essere espulsi definitivamente dal nostro Paese.
Ma come? Il Protocollo Albania da 800 milioni in cinque anni firmato da Giorgia Meloni e Edi Rama non era il grande buco nero nei conti pubblici, lo spreco per eccellenza? In realtà sta dimostrando la sua efficacia nella lotta all'immigrazione clandestina. E a testimoniarlo è proprio una parlamentare del Pd. Ad oggi i clandestini reclusi all'interno sono una novantina, «65 portati nell'ultima settimana», riferisce la parlamentare dem Rachele Scarpa, l'altro giorno in visita ispettiva.
Come sappiamo, dall'entrata in vigore del Decreto legge 37/2025 la struttura nata come hotspot per l'identificazione e il rimpatrio dei clandestini provenienti da Paesi Sicuri, definita in gergo un Centro di trattenimento per richiedenti asilo (Ctra) e considerata «zona di frontiera» ha visto portare a 96 posti (sui 144 ancora teoricamente disponibili), l'ala destinata a detenere coloro la cui domanda d'asilo fosse stata rigettata ed è stata utilizzata dall'ottobre 2024 anche per trattenere i clandestini più pericolosi, destinatari di un provvedimento di espulsione.
I trasferimenti a Gjader da altri Cpr italiani - prevista dalla normativa - sono stati ostacolati dalla solita giurisprudenza creativa, la questione è finita alla Corte di Giustizia dell'Unione europea e ha fatto sollevare alcuni dubbi dalla Cassazione, ma la procedura è andata avanti. Parliamo di soggetti ritenuti molto pericolosi come Redouane Laaleg, l'algerino di 56 anni recentemente risarcito con 700 euro nonostante 13 alias, due provvedimenti di espulsione e 23 condanne definitive tra 1999 e il 2023, compresa l'aggressione a calci in testa a una donna.
Ad oggi i clandestini reclusi all'interno sono una novantina, «quasi tutti portati nell'ultima settimana», riferisce la parlamentare Pd Rachele Scarpa, protagonista dell'ennesima visita ispettiva al Cpr. Secondo Il manifesto e i siti vicini alle Ong che si occupano di immigrazione, si tratta di una sorta di blitz del governo in attesa dell'ok definitivo e dell'entrata in vigore a giugno del nuovo Piano immigrazione e asilo della Ue ispirato dall'Italia che prevede una lista unica europea di «Paesi sicuri» da cui sarà impossibile o quasi chiedere protezione internazionale, degli hotspot extra Ue come Gjader in cui verificare l'esistenza del diritto d'asilo con procedure accelerate, una stretta sulla protezione «umanitaria» e una richiesta di protezione internazionale unica su tutto il territorio europeo, nonché il potenziamento del sistema di espulsione dai Cpr. Non a caso ieri al Viminale c'è stato un summit anti sbarchi tra Italia, Spagna, Grecia e Pakistan.
Secondo la delegazione del Tavolo Asilo e Immigrazione di cui faceva parte la Scarpa il sovraffollamento di Gjader avviene «nonostante i rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di Giustizia Ue» né il Cpr in Albania consentirebbe l'esercizio del diritto alla difesa e alla salute per le
presunte «vulnerabilità psicofisiche» riscontrate ad alcuni clandestini. Valutazioni sui cui pesano le inchieste sui medici che in passato avrebbero firmato false attestazioni di incompatibilità tra salute e detenzione nei Cpr.