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Aspirante scrittore, attento all'editor che ti promette tutto e anche di più

Aspirante scrittore, attento all'editor che ti promette tutto e anche di più
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"Vuoi pubblicare il tuo romanzo? Noi lo leggiamo, lo editiamo, e ti troviamo pure l'editore giusto", come no, e anche un cappuccino e cornetto ogni mattino, grazie. All'improvviso su Instagram e Tik Tok non potevano non comparire i nuovi agenti letterari autoproclamati, figura vecchia ma riciclata (è il vecchio editore a pagamento), formato video di trenta secondi dove degli scappati di casa (e neppure da una casa editrice) si presentano con quelle bio deliranti tipo "Publishing Consultant", "Editor Senior", "Talent Scout ufficiale", e poi vai a vedere e nessuno di questi ha mai pubblicato nessuno, non rappresentano nessun autore vero, non conoscono un singolo editore e vivono in un universo parallelo in cui basta una grafica carina e un grande acquario social con tanti pesci da prendere all'amo del "hai un romanzo nel cassetto?" per sentirsi il nuovo Roberto Calasso. Tutto questo funziona magnificamente proprio perché in Italia c'è un numero impressionante di persone convinte che basti pagare qualcuno per diventare scrittori.

Quindi call motivazionali, report di valutazione, analisi del potenziale del tuo romanzo, piani editoriali per Instagram, strategie per il tuo brand d'autore, un'insalatona mista e mistica condita dalla frase più abusata del secolo, cioè "ti aiuto a trovare la tua voce" (parlano già tutti troppo, almeno li aiutassero a stare zitti), e il risultato è sempre lo stesso: la tua voce rimane uguale a prima tranne che sei più povero, mentre loro continueranno a ripeterti che stai "crescendo come autore" (se hai dodici anni forse) e che serve "un ultimo sforzo" (un altro bonifico), e così via.

Vivono sulla disperazione dell'aspirante scrittore, perché in Italia tutti hanno un romanzo nel cassetto e tutti credono che pubblicare significhi essere speciali, quando speciali non lo si è mai, e soprattutto non lo si diventa pagando un impostore su Instagram (e tra l'altro oggi sono tutti qualcosa "e scrittore", l'essere degli "e scrittori" è una medaglia, una medaglia di che non ho mai capito, in un paese in cui la parola di uno scrittore conta meno, molto meno di quella di un rapper).

In ogni caso sappiate che gli agenti, quelli veri, non sono in cerca di autori come crede la mitologia popolare, quello che fanno è prendere una percentuale sui diritti e sull'anticipo dell'autore (che riescono a ottenere in virtù di una maggiore forza contrattuale), controllare le vendite, seguirlo, e non si pagano mai (se non appunto con un 10% su ciò che gli fa guadagnare il vostro libro), così come non si pagano mai gli editori: se un editore vi chiede soldi è uno stampatore, i libri ve li trovate nel garage di casa e li potete regalare ai vostri amici che dovranno far finta di averlo letto (gratis, purtroppo per loro).

Ricordate, piuttosto, l'adagio di Umberto Eco: "Mai nessun manoscrittaro è stato pubblicato per aver inviato un libro a un editore", e allora come? Si sarà fatto notare da qualche parte, in un convegno, durante dei dibattiti culturali, avrà cominciato a scrivere articoli culturali interessanti che hanno attratto l'attenzione di qualcuno, avrà stabilito una relazione intellettuale interessante con qualche scrittore importante (avendolo letto bene e tutto, non facendo spam sui social per vedere se qualcuno abbocca all'amo, dimenticate che i pesci siete voi). Niente essere se stessi, quello serve per andare al Grande Fratello (dove i se stessi sono tutti uguali).

Ci sarebbe tra l'altro da chiedersi come mai, in un paese dove si legge così poco, vogliano essere tutti scrittori (o meglio "e scrittori", come li ho sempre chiamati, "giornalista e scrittore", "influencer e scrittore", "Selvaggia Lucarelli e scrittrice", eccetera), se non se lo fossero chiesto altri non di passaggio, in passato, illustrissimi, da Giacomo Leopardi, che nello Zibaldone osserva come, con tutta la gente che scrive ("chi un giorno leggerà me?") fino a Aldo Busi, con la domanda più sensata: "Siamo il paese in cui ogni persona ha romanzo nel cassetto e nessuno che ne abbia letto uno".

Comunque sia, lo dico per il vostro bene, guardatevi da quei tristi personaggi su Instagram, e perfino se non avete un romanzo nel cassetto e vorreste averlo considerate che oggi ve lo scrive l'AI, ve lo autopubblicate su Amazon, avrete la vostra copia cartacea con copertina flessibile o rigida da mostrare a parenti e amici e fidanzate, e alla fine se gli altri faranno finta di leggerlo siate sicuri che ve lo leggerà sempre l'AI, la quale non si fa problemi: Proust o voi per lei cosa cambia.

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