Assegni, case e appalti: e la "cricca" Balducci usò pure lo scudo fiscale

Negli atti dell'inchiesta della procura di Firenze tutti gli affari dell’ex provveditore Balducci con Anemone e C. E si scopre che Bankitalia lanciò un allarme su "don Bancomat"

Assegni, case e appalti: e la "cricca" Balducci usò pure lo scudo fiscale

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Una valanga di atti giudiziari. Assegni, atti notarili, verbali, lettere anonime. C’è tutta l’inchiesta della procura di Firenze (e ora di Perugia) sulla cosiddetta «cricca» del G8. Il documento che salta subito agli occhi è l’atto di compravendita della casa di Scajola. Questo che segue.

L’ATTO DI CASA SCAJOLA: «IL PREZZO IN OGGETTO E’....»
«L’anno 2004, 7 luglio 2008, in Roma via della Mercede» dinanzi al notaio Gianluca Napoleone «sono presenti, da una parte Papa Beatrice (....) e Papa Barbara (...) e dall’altra l’onorevole Scajola, nato a Imperia (...) con il presente atto convengono e stipulano quanto segue: Articolo 1/ Le signore Papa Beatrice e Papa Barbara (...) vendono al signor Scajola Claudio il quale accetta e acquista, le seguenti porzioni immobiliari facenti parte del fabbricato in Roma con ingresso da via del Fagutale n.2, e precisamente: appartamento posto al piano primo (...) composto di nove vani e mezzo catastali, confinanti con via del Fagutale, via della Polveriera, cortile, salvo altri (...). Il prezzo di quanto in oggetto è stato dalle parti convenuto e accettato in Euro 610.000,00 (Seicentodiecimila) così regolato: quanto ad euro 10.000, la parte venditrice dichiara di averli ricevuti prima d’ora dalla parte acquirente, alla quale ne rilascia quietanza: quanto a residuali euro 600.000,00 verranno versati alla parte venditrice, senza corresponsione di interessi, in data odierna, con il netto ricavo del mutuo che la stessa andrà a contrarre in data odierna con il San Paolo Banco di Napoli (...).Firmato Beatrice Papa, Barbara Papa, Claudio Scajola, Gianluca Napoleone, notaio».

DON BANCOMAT & ANEMONE I SOLDI PORTANO AL G8
Nel faldone consegnato agli avvocati degli imputati (dall’avvocato Grazia Volo ad Assumma per finire a Titta Madia e Livia Lo Turco) si ricostruiscono le vicissitudini della giovane Sanna Annika, ragazza finlandese di 24 anni, che risulta intestataria di gran parte degli assegni rinvenuti nella cassaforte di «Don Bancomat», al secolo don Evaldo Biasini, il religioso della Congregazione del Preziosissimo Sangue che faceva da cassiere occulto dell’imprenditore Diego Anemone. Assegni girati anche all’amico di Anemone, Mauro Della Giovampaola, snodo dell’inchiesta sugli appalti per le Grandi Opere. Il Ros scopre che Anika Sanna risulta socia della società Mida in qualche modo interessata ai cantieri della Maddalena - cosi rivela il commercialista Gazzani - e si avvale della consulenza fittizia di 240mila euro nel 2009 di tale Caterina Pofi (nella sua cassaforte sono stati trovati 16 assegni da 12.499mila euro intestati ad Annika Sanna) collaboratrice per l’appunto di Mauro Della Giovampola (900mila euro) e in passato anche di Diego Anemone attraverso la società Medea Progetti e Consulenze Srl. Un trascorso anche al Viminale.»

«HO INCONTRATO BALDUCCI QUANDO C’ERA NAPOLITANO»
Confesserà la Pofi a verbale: «Avevo un contratto per 700mila euro con la Presidenza del Consiglio, Gazzani mi propose di pagare meno tasse attraverso il conferimento di supporto alla società Mida che avrebbe poi emesso le relative fatture». Poi la donna parla di Anemone e Balducci all’epoca dei lavori per il G8 alla Maddalena. «Ho conosciuto sia Diego che Daniele Anemone, solo con il secondo avevo un rapporto diciamo di maggior confidenza nel senso che lo vedevo alla Maddalena. (...). Alla Maddalena anche con Balducci sarà capitato di vedersi pochissime volte, forse credo una sola volta quando c'era anche il presidente Napolitano, e con De Santis un paio di volte».

IL PRETE E L’SOS DI BANKITALIA SCUDO FISCALE PER BALDUCCI
È l’8 marzo quando la procura di Firenze scrive alla Banca d’Italia per chiedere se risultino operazioni sospette sui 71 indagati. E nella nota riservatissima fa presente che risulta un conto corrente di Angelo Balducci alla Julius Baer Bank di Zurigo e un altro conto a San Marino riferibile alla famiglia Rinaldi. Dopodiché rispetto ai vari «warming» sull’antiriciclaggio internazionale sempre l’ufficio apposito della Banca d’Italia segnala un’altra decina di movimentazioni sospette. Fra i nomi c’è, per l’appunto, don Bancomat. Sui conti cifrati si fa riferimento ad Angelo Balducci che in Lussemburgo ha il conto 1831590, aperto a dicembre 2002, presso «UniCredit Luxembourg Sa» e «chiuso a gennaio del 2010 - scrivono le autorità lussemburghesi - per via dello Scudo Fiscale» così come allo scudo ricorre Claudio Rinaldi «numero di conto 1829850, chiuso a gennaio 2010 per via dello Scudo Fiscale». Altri conti riferibili a Balducci, uno a nome Cordusio Spa, con un saldo attivo di 3.097.000 euro».

PARLA IL COMMERCIALISTA DEGLI INDAGATI ECCELLENTI
Stefano Gazzani, commercialista di Anemone e Balducci, indagato, viene interrogato a Perugia lo scorso 19 marzo. Parla dei rapporti con l’imprenditore e con l’alto funzionario. E conferma, tra l’altro, che una casa che Balducci comprò per il figlio venne pagata, in parte, con assegni dell’architetto Angelo Zampolini. Ecco la sua versione messa a verbale. «Tutta la famiglia Anemone (Diego, Luciano, Daniele, Dino e Vanessa) sono miei clienti da circa 10 anni (...). Mi sono anche occupato di assisterli (i Balducci, ndr) in alcune compravendite, dismissioni di immobili negli ultimi due tre anni (…) ricordo due immobili a Parigi».

LA VERIFICA FISCALE E LE «RICHIESTE» ALLA GDF
Sempre Gazzani. «Nell’anno 2008 si è aperta una verifica fiscale per l’impresa Anemone costruzioni, ancora in corso. Mi sono rivolto, prima del 10 febbraio di quest’anno, al Comandante della Guardia di Finanza per sollecitare la chiusura delle operazioni (…) Non mi sono mai attivato per «addomesticare» la verifica. Quando fu aperta la verifica chiesi a Marco Piunti (maresciallo della Gdf, ndr) se conoscesse il maggiore Ierardi, e successivamente incontrai tale Sconci, il mio intento era appunto quello di capire perché le operazioni andassero così per le lunghe (...) La moglie di Piunti è assunta in una società di Anemone».

IL VIAGGIO A SAN MARINO E LE OPERAZIONi COPERTE
«Conosco l’ingegnere Rinaldi e anche sua madre, Mimma Giordani. (…) Siamo andati a San Marino presso una fiduciaria, presso la quale la signora Mimma ha fatto una operazione cui però io non ho assistito; me lo aveva chiesto il figlio. (…) L’operazione a San Marino era un versamento di denaro; i soldi li portava la signora Giordani, suppongo che glieli avesse consegnati il figlio. (…) ho solo accompagnato la madre di Rinaldi perché me lo aveva chiesto, doveva venire anche Diego che all'ultimo momento poi ha cambiato programma anzi mi disse di dire a Rinaldi che c’era anche lui; fu Diego Anemone a chiedermi di andare».

MEDEA, LA SUPER SOCIETA’ ASSEGNI, FILM E PROTESTI
Gazzani continua a ruota libera. «Ho tenuto a studio la contabilità di Medeaper tre-quattro anni. Della Giovampaola è sempre stato amministratore. Di lui personalmente mi sono occupato alla fine del 2007/2008 (…) Caterina Pofi è una collaboratrice di Della Giovampaola. Mi sottopose dei contratti di collaborazione tra lei e la società Mida per l'assistenza a certe fasi dei lavori del G8. Dovevo esaminare i contratti sotto il profilo commerciale–legale (…)». Per quanto riguarda «gli assegni indicati nei capi di imputazione, la società Stefano Gazzani Communications Unipersonale srl doveva occuparsi dell'acquisto del 50% dei diritti di un'opera filmica insieme alla società Blu Intyernational Srl di Ferrero. I soldi li aveva messi Diego Anemone. Nel film avrebbe dovuto lavorare come attore Lorenzo Balducci (…). Il film non si è fatto più, io gli avevo già dato gli assegni e siamo andati anche protestati (…). Diego Anemone mi aveva procurato la sceneggiatura e lì erano indicati tutti i ruoli, compreso quello di Lorenzo Balducci (…). Balducci mi chiese di effettuare verifiche all’interno delle società dove vi era stata una cointeressenza tra Balducci e Anemone, gli serviva uno screening contabile per vedere se erano stati fatti versamenti di denaro e con che modalità. La richiesta interveniva in un momento in cui comparivano sulla stampa articoli su Balducci e su Anemone».

LO ZAMPINO DI ZAMPOLINI E LA CASA DI BALDUCCI JR
Quanto ad Angelo Zampolini, il collaboratore di Anemone che avrebbe comprato la casa a Scajola, Gazzani spiega: «Lo conosco, certo. Quanto invece a Filippo Balducci ha un appartamento in via dei Cartari, so che è stato pagato in parte con assegni del padre e il resto con assegni di Zampolini. Fu comprato prima che io fossi interessato alla gestione delle loro società per cui non so perché Zampolini abbia versato gli assegni per quell’acquisto».

LA LETTERA DEL TUNISINO: «VI RACCONTO I LADRI»
Ecco uno stralcio della lettera scritta dall’ex autista di Anemone, Bel Ladi Hidri Fathi, l’uomo che ha confermato di aver portato i soldi di Anermone a Zampolini per acquistare casa Scajola. La lettera è da prendere con le pinze, così come lo schemino dei nomi allegato. «Sono un comune cittadino che vedendo trascorrere i titoli sul tg1 delle ore 13 del 10 febbraio ho letto di (...) Angelo Balducci e immediatamente mi sono detto la Procura finalmente ha fatto centro (complimenti). Sono uno dei pochi cittadini che è a conoscenza che da più di 20 anni il signor Balducci assieme a suo cognato Diego prende il 10 per cento di tangenti su tutti i lavori pubblici con la copertura dei politici di destra e di sinistra e da una parte dell’ambiente religioso cardinali e prelati. Un giorno ebbi l’occasione di vedere casualmente un’agenda dove c’erano scritti circa 1000 nomi con i numeri dei cellulari personali ma non feci in tempo a copiarli e siccome non vorrei che voi procura sottovalutaste quello che io sto scrivendo voglio aiutarvi in maniera concreta (...).». E ancora. «Lavoravo presso una agenzia immobiliate a Roma e con me lavorava un tunisino di nome Fa... Un giorno venne nella nostra agenzia il signor Balducci per la compravendita di immobili e dai discorsi che facemmo capimmo che voleva riciclare denaro sporco attraverso compravendita di immobili addirittura con l’estero.

«IL GIRO ERA VASTO OLTRE MILLE PERSONE»
Il mio amico tunisino entrò nelle grazie del signor Balducci tanto che divenne il suo autista personale e successivamente l’uomo di fiducia con il compito di consegnare le tangenti (...). Questo mio amico è rimasto al servizio come autista per 14 anni con Balducci ascoltando telefonate mentre guidava molte volte rimaneva a cena... ristorante , conoscendo persone di primo piano della politica diventando il referente privilegiato di Balducci e Diego. Ogni tanto mi raccontava che era stato fortunato ad avere incontrato Balducci perchè gli dava molti soldi per il lavoro che svolgeva (...). Balducci a sua volta dava il lavoro assegnato a Diego il quale avendo costituito 10 società con prestanome, familiari e amici per ogni lavoro la tangente del 10 per cento più ... del lavoro effettuato il danaro ricavato, una parte l’autista...». Una parte del denaro, conclude la lettera del tunisino, «andava a vari politici di turno, inoltre le imprese di Diego facevano ristrutturazioni di appartamenti di prelati e politci gratuitamente. Le persone interessate erano circa un migliaio». Parole in liberta. A cui la procura, in gran parte, ha creduto.

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