Gli assessori restano senza valigia: il sindaco cancella i viaggi all’estero

Assessori con la valigia? Macché, c’è più rischio di farle per uscire dalla giunta che per le missioni internazionali. Il sindaco ha dato una stretta, con i tempi di tagli che corrono i viaggi istituzionali saranno ridotti ai minimi termini. «Sto analizzando i costo e su alcune voci non ho dato e non sto dando i permessi agli assessori» ha confermato ieri Letizia Moratti. Quella all’Expo di Shanghai per la settimana di eventi dedicati a Milano in programma dal 16 al 23 giugno almeno per il sindaco è saltata più perché è scoppiata la pace sul Piano di governo del territorio tra maggioranza e opposizione e per dare il via libera al documento entro fine mese anche lei dovrà fare la propria parte in consiglio comunale. «La mia priorità è essere qui in aula quando ci sarà bisogno» ha precisato ieri. Al suo posto ci andranno a staffetta l’assessore al Marketing territoriale Massimiliano Orsatti e quello alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. Anzi, proprio Orsatti stava facendo sì le valige e gli scatoloni, per traslocare al Pirellone dove è stato eletto in consiglio regionale, ma il sindaco lo ha frenato per la missione in Cina. Il cambio in giunta dell’uomo della Lega previsto dopo la giunta di oggi slitta alla prossima settimana. Pgt più che costi, ma sulla seconda voce aveva già puntato il dito l’opposizione. Basilio Rizzo, capogruppo della Lista Fo, ha fatto presente (prima che il viaggio saltasse) che l’elenco dei rappresentanti del Comune in partenza e dei giornalisti al seguito arrivava a quota trentadue (tra funzionari e staff di sindaco e assessori, nessun consigliere invece). Della missione aveva chiesto di far parte mezza giunta, da Giovanni Terzi a Maurizio Cadeo, ma resteranno a casa. La Moratti premette che «certe missioni sono utili per promuovere la città e questo è importante» sui «no» che ha detto o dirà agli assessori «si usa come sempre il buonsenso». E mentre in momenti di crisi economica torna alla ribalta la polemica sui doppi incarichi, il sindaco fa presente la differenza che corre tra gli stipendi di un consigliere comunale e quelli di altri enti (leggi: Regione e parlamento). Ogni intervento per tagliare i costi della politica «è positivo» ma «va fatta un’analisi complessiva, credo che occorra correlare l’impegno e il livello retributivo dei consiglieri comunali a quelli dei consiglieri regionali e dei parlamentari, perchè l’impegno è più o meno lo stesso, ma i livelli retributivi molto diversi». Non difende esplicitamente i doppi incarichi a Palazzo Marino insomma, ma si appella a un principio generale di equità: «I sacrifici li dobbiamo fare tutti, ma farli tutti significa anche farli in maniera calcolata rispetto all’impegno di ciascuno e rispetto a livelli retributivi che sono molto diversi».
Per parte sua la Moratti rivendica di avere adottato da tempo la linea dell’austerity. Mentre pure si discute anche all’interno del centrodestra sull’«ingaggio» di Alain Elkann nella squadra della comunicazione del sindaco, lei ricorda che in tre anni le spese per le consulenze «sono scese da 22 milioni di euro a poco più di tre». E «la manovra che ho fatto l’anno scorso prevedeva 190 milioni di euro di tagli, pur aumentando gli investimenti nei servizi al cittadino».

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