Atmosfere surreali a «stelle e strisce» con i Mercury Rev

In tema di atmosfere surreali, oniriche e un pizzico decadenti, difficile immaginare una scelta migliore dei Mercury Rev, il gruppo-costola dei Flaming Lips (a fondarlo due ex componenti della cricca capitanata da Wayne Coyne, vale a dire il chitarrista-cantante Jonathan Donahue e il bassista Dave Fridmann) che, da quasi 20 anni, tra alti e bassi e non pochi cambi di formazione, impronta la sua folle anarchia artistica e creativa ad una fusione di psichedelia, noise-rock, melodia pop e avanguardia in raffinati e fantasiosi bozzetti sonori debitori tanto dei Beatles che dei Pink Floyd prima maniera. La formazione statunitense di Buffalo (stato di New York), che conobbe il proprio momento di gloria una decina di anni fa con Deserter's Song, album acclamato dalla critica da una parte e dall'altra dell'Atlantico («sono i Mercury Rev i veri riformatori della psichedelia rock a stelle e strisce», si scrisse all'epoca) e caratterizzato da largo utilizzo di strumenti orchestrali (dal violino al contrabbasso, dal clavicembalo al corno al trombone) e arrangiamenti sinfonici, sarà di scena domani sera (ore 21, ingresso 15 euro) all'Anfiteatro del Parco Lago Nord di Paderno Dugnano, secondo dei tre eventi inseriti nel cartellone della nona edizione di «Lago Nord Live», rassegna organizzata dal Comune di Paderno in collaborazione con Ponderosa Music&Art. Per l'occasione, Donahue, Sean «Grasshopper» Mackiowack (chitarra) e Jeff Mercel (tastierista e batterista), i tre membri superstiti, «esagerati miniaturisti capaci di ricavare sinfonie cosmiche anche da un fiocco di neve che cade nella notte o dal battere d'ali di una farfalla», per dirla come un recensore del New York Times, presenteranno dal vivo l'ultimo Snwoflake Midnight. Ma a testimoniare la varietà dell'offerta musicale milanese d'estate soccorre il concerto in programma, sempre domani sera, ma al Circolo Magnolia, in riva all'Idroscalo. Di scena (ore 22, ingresso 10 euro) la Big Bubbling Band, ovvero l'orchestra (di 20 elementi) diretta da Franco Micalizzi, con la quale il compositore romano, 70 anni il prossimo dicembre, ripercorrere con grande energia tutto il proprio repertorio: tanto le colonne sonore dei film polizieschi anni Settanta, interpretati da icone del cinema di genere quali Thomas Milian e Maurizio Merli (Roma a mano armata, Napoli violenta, Italia a mano armata e La banda del gobbo), quanto quella di Lo chiamavano Trinità, un classico dell'epopea targata Bud Spencer e Terence Hill. Roba da mandare letteralmente in brodo di giuggiole Quentin Tarantino, estimatore doc (ebbene postumo) di un genere a lungo bistrattato...

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