La Brigata ebraica era un corpo militare formato da alcune migliaia di volontari ebrei, originari della Palestina mandataria e non solo (ci furono anche italiani) che combatterono durante la Seconda guerra mondiale, inquadrata nell’esercito inglese ed ebbe un ruolo decisivo nella Liberazione dell’Italia.
“Dal luglio del 1944 – si legge in un saggio dello storico Claudio Vercelli - dopo una formale decisione assunta in tal senso del governo di Londra, le compagnie ebraiche che avevano costituito il Reggimento palestinese divennero in parte l’ossatura per la formazione della “Jewish Infantry Brigade Group, corpo militare autonomo, composto perlopiù di ebrei della Palestina mandataria (ma anche provenienti da altri possedimenti britannici così come, successivamente, da alcuni militari ebrei di origine russa, polacca e dell’Europa orientale) e impegnati, questa volta come unità combattente, nelle operazioni militari britanniche in Italia (ed in subordine in Austria)”.
Con la Stella di David sulle mostrine, i soldati ebrei comandati da Ernest Frank Benjamin sbarcarono a Taranto all’inizio del 1945, e furono impiegati al fronte in Romagna, combattendo con coraggio. La Brigata riportò alcune decine di vittime, contribuendo allo sfondamento della Linea gotica sul Senio. Fu quindi dislocata a Tarvisio, dove cominciò ad aiutare i sopravvissuti ai campi di sterminio nel loro ritorno o nell’emigrazione, tra mille difficoltà, nella Palestina mandataria sottoposta a controllo britannico. Una volta sciolta la formazione, molti suoi esponenti parteciparono alla imminente costruzione dello Stato di Israele e del suo esercito.
A questa storia si riferisce il Museo della Brigata ebraica di Milano e il gonfalone che tradizionalmente sfila, a Milano, in occasione del 25 aprile, insieme alle formazioni partigiane ma, di recente, con contestazioni dirette alle controverse operazioni del governo Neyaniahu contro la minaccia terroristica.