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Crans-Montana, il governo chiederà di essere parte civile. E l’ambasciatore rientra a Berna

Le decisioni sono state assunte in una riunione che si è tenuta a Palazzo Chigi voluta da Giorgia Meloni

Crans-Montana, il governo chiederà di essere parte civile. E l’ambasciatore rientra a Berna
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Sulla strage di Crans-Montana del 1 gennaio è calato il silenzio mediatico ma le indagini non si fermano così come non si interrompe il lavoro italiano per raggiungere la verità. Un dovere per le vittime e per chi da quell’inferno è uscito vivo ma con segni indelebili. Una nota di Palazzo Chigi diramata nel pomeriggio ha reso noto che si è tenuto oggi un incontro tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l'Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i rappresentanti dei Ministeri degli Esteri, della Giustizia e della Protezione Civile e i familiari delle vittime e dei feriti.

L’incontro è stato voluto dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “e in coerenza con l'indirizzo espresso dal Parlamento, è servito a condividere i passi compiuti in queste ultime settimane sul fronte della collaborazione investigativa e giudiziaria, sia in territorio elvetico sia in quello italiano, e a valutare le ulteriori possibili iniziative da intraprendere”. La prima, viene spiegato, “sarà la richiesta, da parte del Governo, di costituzione di parte civile”. Durante la stessa riunione, si è valutata anche la possibilità di “far rientrare l'Ambasciatore italiano in Svizzera per verificare da vicino l'effettività della collaborazione avviata”, confermata poco dopo dalla Farnesina.

Il ministro Antonio Tajani, in accordo con la premier Meloni, ha disposto che Gian Lorenzo Cornado, riprenda il suo posto a Berna. L’ambasciatore, infatti, era rientrato a Roma a gennaio su decisione della Farnesina come protesta per la gestione delle indagini da parte della Svizzera. Il caso aveva raffreddato i rapporti tra l’Italia e il Paese elvetico, tanto che si è arrivati a parlare di una crisi diplomatica tra i due Paesi, che però dopo questo strappo hanno iniziato a collaborare attivamente alle indagini. Il pubblico ministero Stefano Opilio ha già effettuato una missione in Svizzera nelle scorse settimane, dove ha potuto visionare il fascicolo dell’indagine, analizzandolo e traendone nuovi spunti.

Nel frattempo la maggior parte dei pazienti ricoverati a seguito delle ferite riportate nell’incendio è stata dimessa dall’ospedale. Non è finito il percorso nella guarigione ma, anzi, è appena cominciato: non sarà semplice, sarà lungo, ma possono ancora guardare al futuro circondati dai loro affetti.

Altri 41 giovani e giovanissimi che la notte di Capodanno stavano festeggiando in quel locale non ci sono più. Per tutti loro, per chi lotta e per le famiglie di chi non può più farlo, il governo ha dichiarato in più occasioni che non arretrerà di un passo.

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