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Cure polmonari: paziente va al Policlinico

Il ragazzo ha un'insufficienza respiratoria. "Così garantiamo l'assistenza migliore"

Cure polmonari: paziente va al Policlinico
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Iniziano a prendere strade diverse i pazienti ricoverati a Niguarda dopo il rogo di Crans Montana. Le due donne, una svizzera di 55 anni e la giovane veterinaria romagnola, sono in condizioni nettamente migliori, tanto che Eleonora settimana prossima sarà trasferita in una struttura vicino a Cattolica mentre un ragazzo è stato dichiarato fuori pericolo. «Due ragazzi invece ci preoccupano particolarmente e sono sicuramente molto gravi - aveva spiegato l'assessore al Welfare Guido Bertolaso lunedì -. Uno è sottoposto a dialisi avendo avuto una serissima patologia infettiva, mentre un altro che aveva precedenti problemi di asma, come tutti ora ha ulteriori problemi polmonari. Questi ragazzi hanno inalato sostanze estremamente tossiche e piano piano stanno venendo fuori tutti gli aspetti negativi».

Ecco quindi che dopo qualche giorno di consultazioni, bollettini e riflessioni ieri mattina è stato deciso di trasferire il giovane paziente al Policlinico di Milano, coordinatore nella gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave, condizione critica causata da varie patologie, tra cui polmoniti gravi, lesioni ai polmoni o complicazioni di altre malattie. Tutte patologie che hanno la necessità del trattamento salva vita Ecmo, la cosiddetta «macchina cuore polmone». Dopo l'esperienza della pandemia da Covid il Policlinico è diventato centro coordinatore nella gestione di questa sindrome nell'ambito della rete regionale delle Terapie intensive.

Il trasferimento del paziente punta a «garantire la più alta qualità di cura» ha spiegato ieri l'assessore. «Il paziente soffre di una grave insufficienza respiratoria - spiega - occorre che sia sottoposto a procedure specifiche per questo tipo di problematica». Ecmo che sta per «Extra Corporeal Membrane Oxygenation» è una metodologia grazie alla quale il sangue viene prelevato dal corpo, ossigenato artificialmente e poi reimmesso, permettendo ai polmoni danneggiati di riposarsi e guarire mentre l'Ecmo supporta la funzione respiratoria.

«Esistono due tipi di Eicmo: una viene usata nei pazienti che hanno bisogno di un supporto respiratorio e l'altra per chi soffre di insufficienza cardiaca, shock cardiogeno o arresto cardiaco - spiega Giacomo Grasselli, anestesista rianimatore e direttore del Dipartimento Area Emergenza urgenza del Policlinico - è una tecnica piuttosto avanzata che viene utilizzata sui pazienti resistenti ai trattamenti più convenzionali, e solo in centri molto specializzati. La durata del supporto è molto variabile a seconda della gravità della condizione, quindi è difficile prevedeee la durata della cura».

Pazienti che hanno subito grandi ustioni possono avere bisogno di questo supporto da un lato per l'effetto tossico del fumo inalato, dall'altro per la posisbile sovrapposizione di complicanze infettive. Terminata la «cura» i pazienti rimangono con ventilazione assistita in terapia intensiva per un periodo pr poi essere «svezzati» e tornare a respirare autonomamente.

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