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Europa, l’ultimo carico di cherosene in arrivo il 9 aprile. Rischio boom di voli cancellati quest’estate

L’Europa importa gran parte del cherosene dal Medio-Oriente: le conseguenze dirette sulla crisi e tutti gli scenari in caso di scorte ridotte

Europa, l’ultimo carico di cherosene in arrivo il 9 aprile. Rischio boom di voli cancellati quest’estate
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La crisi in Medio Oriente non ha soltanto conseguenze dirette e immediate sul fabbisogno energetico in Europa, ma anche a medio e lungo periodo. Infatti, tra una settimana (il 9 aprile) arriverà l’ultima nave cargo da 250 metri nel porto di Rotterdam carica di cherosene per gli aerei, poi non ne arriverà più nessuna per chissà quanto tempo.

Lo scenario

La petroliera “Rong Lin Wan” si trova attualmente sulle coste dell’Africa occidentale, poi il vuoto. Le proiezioni, quindi, non sono per nulla incoraggianti come ha spiegato al Corriere il responsabile delle operazioni di una delle maggiori compagnie aeree. “Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa. Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente”.

Da chi “dipende” l’Europa

La quantità di importazione del cherosene degli aerei che viene importata dalle raffinerie presenti nello Stretto di Hormuz è di circa il 50%: per il resto, l’Europa attinge da Stati Uniti e Africa occidentale. Però, pur avendo altre “fonti”, da sole non sono sufficienti a colmare il fabbisogno europeo. Tra le varie fonti c’è l’Indi ma, per ovvie ragioni geografiche, le petroliere vanno maggiormente verso Est in queste settimane di guerra.

A che punto sono le riserve

I grafici parlano chiaro: rispetto allo stesso periodo del 2025, la linea che indica i barili rimanenti vanno verso il basso. Un’analisi della società Vortexa ha messo in evidenza che l’importazione di jet fuel in Europa è calato a 420 mila barili al giorno, in pratica il 40% in meno rispetto a poche settimane fa e il livello più basso da marzo 2022. Discorso simile per le scorte presenti nel deposito di Amsterdam, Rotterdam e Anversa che sono già inferiori alle medie.

Quali previsioni

Anche per chi non mastica matematica i calcoli sono semplici: meno cherosene a disposizione, meno voli aerei e costi dei biglietti più elevati. Con il periodo estivo in arrivo, dunque, ciò significa che tra giugno e settembre, se la situazione bellica non muterà rapidamente, potrebbero esserci dolorosi tagli di vettori e collegamenti con inevitabili ripercussioni sul settore turistico. A essere potenzialmente maggiormente penalizzate sarebbero le isole, più difficili da rifornire.

Anche se lo Stretto di Hormuz dovesse essere riaperto a stretto giro, come è auspicabile, l’onda lunga della crisi e della ripresa durerebbe comunque svariate settimane o mesi. In questo caso sarebbero inevitabili tagli tra le tratte più gettonate quotidianamente così come la riduzione dei voli verso l’Asia.

Il pensiero di O’Leary

“Se la guerra finisce e lo Stretto di Hormuz riapre entro la metà o la fine di aprile, allora non c’è alcun rischio per le forniture”, ha dichiarato a Sky News Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair.

“Se la guerra continua e le interruzioni dell’approvvigionamento persistono, riteniamo che ci sia un rischio concreto che una quota limitata, forse il 10%, 20% o 25% delle nostre forniture, possa essere a rischio tra maggio e giugno”.

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