Un furto da 20mila euro alla mostra dedicata a Raffaella Carrà, scoperto solo dopo diversi giorni, nel giorno della chiusura. È il paradossale accadimento a San Benedetto del Tronto, dove è stata allestita un’esposizione temporanea per ricordare una delle artiste italiane più famose nel mondo. A mancare all’appello sono due cinture, cimeli appartenuti all'artista, che però non sono accessori qualunque: si tratta di elementi di Swarovski del valore di circa 10mila euro ciascuno. Un valore nominale elevato, certo, che però è infinitesimale rispetto al valore affettivo e celebrativo per oggetti appartenuti a Raffaella Carrà. L’intera collezione esposta appartiene a due collezionisti privati, che hanno deciso di prestare i loro cimeli alla mostra per far sì che tutti potessero goderne, almeno per qualche giorno.
Non appena è stata fatta la scoperta, è stato verificato che non mancasse altro dalla mostra e, in effetti, quei due oggetti sembrano essere l’unico ammanco. Non sono stati evidenziati nemmeno segni di effrazione, segno che probabilmente a compiere il furto potrebbe essere stato un visitatore, ingolosito dall’occasione o, comunque, qualcuno che si trovava già dentro per visitare la mostra. Il furto ha inevitabilmente acceso le polemiche in città. “Davvero inqualificabile questa scelta di non dotare la struttura di un impianto di video sorveglianza tenuto conto che la Palazzina ospita nella sua attività annuale decine di mostre ed eventi di particolare interesse culturale e di valore economico non indifferente. È inaudito che la Palazzina Azzurra sia sprovvista di un sistema di video sorveglianza, è impensabile che nessuna amministrazione abbia previsto di dotare la struttura di un impianto adeguato”, hanno denunciato i cittadini al Corriere Adriatico.
Per il momento gli accertamenti non hanno portato risultati, i carabinieri stanno anche verificando se, al netto dell’assenza di segni di effrazione, siano stati effettuati accessi non autorizzati alla mostra. Se a compiere il furto è stato qualcuno che spera di guadagnare qualcosa dalla vendita, piazzare i cimeli sul mercato risulterà molto difficile. Tutte le opzioni sono, però, sul tavolo, anche quella di un furto su commissione da parte di un collezionista. Le cinture erano tra gli oggetti più facili da sottrarre perché piccoli e facilmente camuffabili all’interno di una borsa.
Considerando anche che la struttura che ha ospitato la mostra non è dotata di video sorveglianza e che tutti in città paiono esserne a conoscenza, non dev’essere stato difficile procedere col furto, magari in un momento di bassa affluenza. La mostra ha chiuso regolarmente ieri senza particolari disagi per i visitatori.