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Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari: un fenomeno diffuso ma spesso invisibile

Il 43% dei professionisti sanitari ha subito almeno un’aggressione nell’ultimo anno, soprattutto verbale. La Federazione chiede più prevenzione, formazione e interventi organizzativi per garantire maggiore sicurezza nei luoghi di cura

Giornata nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari: un fenomeno diffuso ma spesso invisibile
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In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, emergono dati che confermano quanto il problema sia ormai strutturale. In Italia, i professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione sono sempre più spesso vittime di aggressioni che restano per lo più lontane dai riflettori. Si tratta di episodi che vanno dalle offese verbali alle aggressioni fisiche, fino alle pressioni psicologiche e alle molestie. Secondo i primi risultati di una survey nazionale promossa dalla FNO TSRM e PSTRP, la Federazione che rappresenta queste professioni sanitarie, la situazione è particolarmente gravosa per le donne, che risultano essere le più esposte.

Aggressioni frequenti: quasi metà dei professionisti coinvolti

L’indagine evidenzia che il 43% dei professionisti sanitari ha subito almeno un episodio di violenza negli ultimi dodici mesi, mentre il 38,4% riferisce di averne vissuto almeno uno nel corso della propria carriera. La forma più diffusa è quella verbale, che rappresenta oltre il 70% dei casi segnalati. Non mancano però situazioni più gravi, circa un operatore su sei riferisce di aver subito violenza fisica. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli episodi non riguardano solo ospedali e pronto soccorso. Le aggressioni avvengono anche nei servizi territoriali, nelle RSA, nelle comunità riabilitative, negli studi professionali, a domicilio dei pazienti, nelle scuole o durante attività di controllo e vigilanza.

Le conseguenze psicologiche sugli operatori

Il sondaggio, realizzato in collaborazione con il Ministero della Salute tramite l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS), mette in luce anche l’impatto emotivo di queste situazioni. Dopo aver subito violenza, circa un professionista su tre manifesta effetti psicologici significativi, tra cui aumento dello stress e una minore serenità nello svolgimento del proprio lavoro. Secondo il presidente della Federazione, Diego Catania, non si tratta di episodi isolati ma di un fenomeno ormai radicato, legato anche alle difficoltà organizzative del sistema sanitario: sovraffollamento dei servizi, liste d’attesa lunghe, carenza di personale e un clima sociale spesso teso.

Il problema delle aggressioni non denunciate

Un altro elemento critico emerso dalla ricerca riguarda la scarsa segnalazione degli episodi. Oltre il 57% dei professionisti non denuncia quanto accaduto, mentre solo il 15% procede con una segnalazione formale. Questo significa che il numero reale di aggressioni potrebbe essere molto più alto rispetto a quello registrato ufficialmente, rendendo il fenomeno ancora più difficile da monitorare e contrastare.

Le richieste alle istituzioni

La FNO TSRM e PSTRP, che rappresenta 18 professioni sanitarie per un totale di circa 165 mila professionisti, chiede un impegno concreto alle istituzioni per fermare l’escalation di violenze. Tra le proposte avanzate ci sono l’introduzione di protocolli di prevenzione e gestione delle aggressioni, ritenuti insufficienti da oltre la metà dei partecipanti alla survey, e un maggiore investimento nella formazione degli operatori sulla gestione dei conflitti, richiesta da più del 68% degli intervistati. Accanto a queste misure, la Federazione sottolinea anche la necessità di interventi strutturali, come il rafforzamento degli organici e modelli organizzativi più efficienti e sicuri.

Ricostruire la fiducia tra cittadini e operatori

La Federazione ribadisce una condanna netta di ogni forma di violenza nei confronti del personale sanitario. Aggredire chi lavora per garantire assistenza e cure, infatti, significa compromettere il diritto alla salute dell’intera collettività.

L’obiettivo, conclude il presidente Catania, è ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti della salute, rafforzando il dialogo con pazienti e familiari e promuovendo ambienti di cura più sicuri per tutti.

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