Una notte lunghissima quella di ieri. Per Domenico, per la sua famiglia, per tutti quelli che da giorni stanno seguendo la storia del cuore «bruciato» dal ghiaccio secco. Il fisico del bimbo è messo alla prova da un'operazione fallita e da quasi 60 giorni attaccato ai macchinari salva-vita: è ancora in grado di reggere?
Questa mattina è convocato il pool dei luminari della cardiochirurgia per analizzare il caso. Provengono da tutta Italia e hanno alle spalle anni di esperienza e casi all'estremo.
Al tavolo della maxi consulenza prenderanno parte Lorenzo Galletti e Rachele Adorisio, dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, che già nei giorni scorsi si sono pronunciati nel secondo (e nient'affatto ottimistico) consulto. Ci saranno Giuseppe Toscano dell'ospedale di Padova, Amedeo Terzi dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. E Carlo Pace Napoleone (nella foto), direttore di Cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, che proprio nei giorni scorsi ha preso parte a un intervento senza precedenti a livello mondiale: il trapianto combinato di cuore e fegato per salvare la vita a un uomo con gli organi interni in posizione invertita, a specchio. Ovviamente Pace Napoleone non si sbilancia in nessuna diagnosi prima di vedere le cartelle cliniche e le condizioni fisiche del bambino.
Nessuno fino a ieri sera si aspettava il colpo di scena di un nuovo cuore. «La prima cosa da capire - ci spiega - è se è ancora trapiantabile o no. I bambini hanno grandi capacità di ripresa ma bisogna verificare in che condizioni sono gli altri organi: 20 giorni di Ecmo (ndr, macchinario salvavita) danno effetti collaterali molto gravi, 25-30 giorni sono il massimo che si può attendere. Lui è attaccato da più del doppio dei giorni». E ammette di non aver mai avuto a che fare con un caso così «inverosimile». Pace ha anche assistito all'incidente dell'elicottero su cui viaggiava un organo da trapiantare quando il paziente era già in sala operatoria. Fra tutti gli elementi, quello che meno Pace comprende è «come sia stato possibile reperire del ghiaccio secco, che nelle sale operatorie non è presente». Ma prima di pensare agli errori e alle responsabilità, la priorità è pensare a Domenico.
Disegnare quella linea sottile tra il rischio di un accanimento terapeutico e l'effettiva possibilità di salvare il bimbo. Anche perché, è vero che il piccolo di due anni risulta ancora trapiantabile, ma è altrettanto vero che bisogna essere sicuri della sua capacità di sostenere un'operazione di trapianto. Altrimenti si rischierebbe di non salvare lui e contemporaneamente levare un'occasione a un altro bimbo in attesa.
Non è chiaro se oggi il pool di super chirurghi si confronterà anche l'ipotesi di un cuore artificiale se il quadro dovesse precipitare. Non sarà infatti presente al tavolo Claudio Russo dell'ospedale Niguarda, che nel 2024 ha trapiantato il primo organo «robot» in Lombardia.
«Può anche essere una strada percorribile - spiega Pace Napoleone - ma espone a un alto rischio di infezioni. E il bambino in questo momento è fortemente immunodepresso, quindi sarebbe un rischio alto. Si tratterebbe di un ventricolo esterno che, di fatto, by-passa il cuore e pompa il sangue dall'esterno».