Focolai, tracciamento, quarantena, tamponi. Le parole usate per raccontare la crociera dell'Hantanavirus evocano scenari terrificanti ed emotività che abbiamo ancora sotto pelle. Ma le analogie con la pandemia 2020 si fermano qui: a mere suggestioni.
Per il resto c'è un virus che i virologi conoscono già bene, di cui era noto da tempo il salto di specie. E ci sono solo quattro persone in Italia che potrebbero averlo contratto ma che sono sotto stretta osservazione. Isolati in quarantena. Cioè, non sono mine vaganti che potrebbero alimentare chissà quale catena di contagi. Sono una donna di Firenze, un uomo a Padova, uno fuori Napoli e un ultimo in Calabria, tutti seguiti dalle rispettive Asl.
«Non hanno febbre, non stanno male, quindi per ora non hanno nemmeno fatto i test. Li faranno solo in presenza di sintomi», fanno sapere dall'istituto Spallanzani di Roma che, se dovesse servire, sarà il primo a mobilitarsi per diagnosticare e gestire i malati. Al momento è sufficiente la sorveglianza attiva per i passeggeri italiani del volo Klm da Johannesburg: il 25 aprile potrebbero aver incrociato la passeggera (malata e poi deceduta) che per qualche minuto è salita a bordo prima di venir allontanata dal personale. Ma lascia ben sperare la notizia che sia risultata negativa la hostess che l'ha assistita e che sembrava essere stata contagiata.
Se il numero di persone a rischio dovesse fermarsi qui, allora il virus sarebbe circoscrivibile con poco sforzo. Tuttavia, vista la lunga incubazione del ceppo andino dell'infezione dei topi, bisogna aspettare fino a giugno per dichiarare chiuso il capitolo italiano dell'Hantavirus.
«Attualmente non c'è alcun allarme, siamo sicuramente lontani da una pandemia», specifica Maria Rosaria Campitiello, che guida il Dipartimento della prevenzione del ministero della Salute.
Altro elemento per cui non ha senso allarmarsi: a differenza del Covid, che era contagioso anche quando non c'erano i sintomi, «da recenti studi la contagiosità dell'Hantavirus sembra iniziare non in fase pre-clinica ma solo al momento dei sintomi» spiega Campitiello. Quindi il percorso dell'incubazione è più chiaro e semplice da ricostruire.
«Parliamo di un virus che è molto diverso rispetto a quello del Covid, seppur più letale - ha spiegato Campitiello -. La differenza fondamentale sta nella contagiosità: è un virus a basso contagio, la sua principale trasmissione è attraverso gli escreti di roditori, quindi salive, urina, feci e solo in piccolissima parte per via aerea e interumana».
Nella mobilitazione sanitaria di questi giorni, c'è un aspetto positivo da non trascurare: «I protocolli funzionano, la rete internazionale di monitoraggio è operativa e si interviene tempestivamente anche quando il rischio appare basso» fa notare Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, che ne approfitta per avanzare una considerazione: «I virus viaggiano più veloci della politica e nessun paese può pensare di affrontare da solo minacce
sanitarie globali. Le posizioni assunte da leader come Donald Trump negli Stati Uniti e Javier Milei in Argentina nei confronti dell'Oms rischiano di avere conseguenze importanti sul piano della governance globale della salute».