Vediamo se ho capito la lezione dei benpensanti su guerre e terrorismo: mai confondere l'invasore con l'invaso, ma confondiamo pure l'investitore con gli investiti. Per quanto riguarda me, che sono l'italiano medio e senza troppi grilli per la testa, quando vedo un uomo che si chiama con quel nome lì, che ha preso la cittadinanza italiana a diciotto anni e che a un certo punto prende la macchina per ammazzare il maggior numero di persone possibili e poi, quando si schianta, esce e cerca di accoltellarle, per me è terrorismo. Senza alcun dubbio. È una questione di buonsenso. Poi c'è la realpolitik. E che le procure scelgano la via dell'indagine per strage per motivi tecnici e perché temono che magari i giudici politicizzati lo rimettano subito a piede libero per qualche cavillo o per un problema di forma, lo capisco benissimo.
Ma per me, che sono appunto un uomo della strada, è terrorismo. Perché se vuoi seminare morte, distruzione e paura senza una qualsiasi ragione logica, ma solamente per mostrare al mondo chi sei, ti comporti da terrorista. Non solo. Per me chi la pensa in modo diverso lo fa solamente per tre motivi: o perché è vittima della propaganda immigrazionista e islamista che porterà mezza Italia a difendere il carnefice invece che le vittime; o perché è connivente; oppure perché è scemo. Delle tre categorie preferisco senza dubbio quella dello scemo.
Ma anche uno scemo si chiede: se uno non c'entra nulla con il terrorismo religioso, perché come avvocato si prende uno che difende i terroristi per professione? A questo punto cade anche l'ipotesi dello scemo, restano solo i plagiati o i conniventi.