Pasquale De Meo, ha voglia di raccontarci la sua storia?
«Molto volentieri. Ho 43 anni, ho un lavoro (è farmacista; ndr), e ho vissuto dal '99 nel mondo arbitrale italiano. Come assistente sono entrato nei ranghi della Can nel 2012 e ne sono uscito, dismesso a fine della stagione 2023-24, quindi dopo la bellezza di 12 anni».
Motivo della sua dismissione?
«Il mio è stato un autentico calvario e comincia esattamente la sera del 7 aprile 2023 quando mi ritrovo, a fine della partita Milan-Empoli, nello spogliatoio di San Siro dove riceviamo la visita dell'osservatore Puglisi addetto a dare il voto agli assistenti. Mi anticipa un giudizio molto positivo e successivamente, nel corso della conversazione, comincia ad esprimere giudizi polemici nei confronti di Torino con riferimento specifico ad Alfredo Trentalange (all'epoca presidente Aia; ndr) e a Stella, altro torinese, designatore degli osservatori lamentando un ridotto utilizzo. Tornato a casa segnalo alla mia associazione, come prescrive il codice etico interno, il colloquio. E da quel momento finisco nel tritacarne».
Si spieghi meglio
«Per esempio ricevo all'epoca una telefonata da Orsato nella quale mi dice: Cancella il mio numero dal tuo telefono!. Mi trattano come fossi una spia. Rocchi poi mi spedì dei compiti da fare a casa, delle risposte da fornire a dei video-quiz inoltrati via mail. Io ero al lavoro e impossibilitato a rispondere subito, nelle due ore fissate come tempo massimo dalla stessa Can. Da qui una lettera di richiamo molto severa firmata da Rocchi. In quel periodo siamo a fine stagione, ho una votazione molto alta in graduatoria e non posso essere dismesso. Per questo mi confermano per la stagione successiva».
L'anno dopo invece?
«Ricevo designazioni di serie B segnate da votazioni molto basse e di fatto chiudo la carriera».
Nessun altro episodio da segnalare?
«Sì, durante un raduno di Coverciano, davanti a tutti i colleghi, ricevo un richiamo da Rocchi per aver utilizzato, al fine di raggiungere Cremona in vista di un Cremonese-Napoli, un taxi ncc che secondo il designatore non era convenzionato. Risposi semplicemente: dovevate dirmelo. Il provvedimento disciplinare adottato fu il seguente: un mese di sospensione».
Ma ha segnalato il tutto alla procura federale?
«Certo. Ho inviato tutto l'incartamento agli uffici di Chinè e ho ricevuto la notizia dell'archiviazione con tanto di motivazione».
Come mai ha inviato un messaggio di solidarietà all'assistente Rocca protagonista della denuncia inviata alla procura di Milano?
«Perché io e lui abbiamo vissuto la stessa condizione. Siamo stati emarginati durante i raduni, nessuno dei colleghi ci parlava più, solo in privato ci arrivava qualche messaggio riservato. Io ho deciso di essere libero e di andare avanti».
Dalle carte dell'inchiesta di Milano del pm Ascione vengono fuori anche alcuni dettagli sull'uso del var. Lei è a conoscenza di qualche episodio tipo la bussata di Udinese-Parma?
«Personalmente non ho mai assistito di persona ma tra gli ex colleghi ai tempi ho sentito parlare più
volte dei codici convenzionali con i quali si interveniva durante lo svolgimento delle partite dinanzi ai video di Lissone. Erano stabiliti ogni settimana durante i raduni. Uno per esempio era quello del sasso-carta-forbice».