Gentile Direttore Feltri,
ho letto una notizia che mi sta facendo molto riflettere e che anche mi rattrista. Due donne anziane sono state trovate morte a Udine. Non nella stessa casa. Non vivevano insieme. Sono morte e il mondo non se ne è accorto. I loro cadaveri sono stati scoperti a distanza uno di settimane e l'altro a distanza di mesi dalla fine.
Quale livello di indifferenza e di solitudine abbiamo raggiunto? E temo che si possa sempre peggiorare.
Sara Colussi
Cara Sara,
le notizie che citi sono di quelle che non fanno rumore, ma dovrebbero farlo. Due donne anziane trovate morte a Udine, sole, ciascuna nella propria casa, scoperte a distanza di settimane e di mesi. Non uccise da qualcuno, ma abbandonate da tutti. È questo il punto che più colpisce e più spaventa. Morire così, in silenzio, senza che nessuno se ne accorga, non è una fatalità. È un fallimento collettivo. È il segno di una società che ha smesso di guardarsi intorno, di ascoltare, di preoccuparsi dell'altro. Una società che corre, parla di tutto, commenta tutto, ma non si accorge che qualcuno accanto sta scomparendo. Questo fenomeno non è nuovo. In Giappone esiste persino un termine per indicarlo: kodokushi, la morte solitaria. Migliaia di persone che muoiono in casa e vengono scoperte dopo mesi, talvolta dopo anni, quando non resta che un corpo in decomposizione e qualche oggetto a testimoniare che lì, un tempo, c'era una vita. Pensavamo fosse una patologia di una società lontana, ipertecnologica, disumanizzata. E invece no. È arrivata anche qui. È già qui. Ogni anno, anche in Italia, aumentano i casi di persone morte in casa di cui ci si accorge tardi, troppo tardi. E non parliamo solo di individui senza parenti, senza legami, senza nessuno. Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda di Udine è proprio questo: una delle due donne aveva dei familiari. E allora la domanda è inevitabile e scomoda: possibile che a Natale nessuno abbia chiamato? A Capodanno nessuno si sia chiesto che fine avesse fatto? Nessun messaggio, nessuna visita, nessun dubbio? Qui non è in discussione solo la famiglia, ma qualcosa di ancora più ampio: la comunità. Viviamo in condomini dove si incrociano le stesse persone per anni, le si vede uscire a fare la spesa, portare giù la spazzatura, affacciarsi alla finestra. Poi, a un certo punto, spariscono. E nessuno se ne accorge. Passano giorni, settimane, mesi. Nessuno bussa. Nessuno chiama. Nessuno si chiede: Che fine ha fatto?. Udine, come molte città italiane, è ormai composta in larga parte da nuclei di una sola persona. Quasi il 50 per cento delle abitazioni è occupato da single. Milano è già oltre quella soglia. Questo è un cambiamento radicale della nostra struttura sociale, e produce conseguenze profonde: economiche, certo, ma soprattutto umane. Perché vivere da soli non significa necessariamente essere soli. Si può abitare da soli e avere una rete, relazioni, affetti, presenze. Qui invece parliamo di altro: parliamo dell'assenza totale di una rete. Di persone che escono lentamente dal radar di tutti, fino a scomparire. La solitudine vera non è stare senza compagnia a cena. È non essere più attesi da nessuno. Non essere più mancati da nessuno. È l'indifferenza che si deposita come polvere sulle vite altrui. Ed è una solitudine che colpisce soprattutto le donne anziane, spesso più longeve, spesso più isolate, spesso invisibili.
Queste storie sono agghiaccianti proprio perché non sono eccezioni. Sono segnali. Ci dicono che abbiamo costruito una società dove l'individuo conta finché produce, parla, consuma. Poi, quando rallenta, quando invecchia, quando non fa più rumore, scompare. Non per cattiveria, ma per disattenzione. E la disattenzione, quando diventa sistemica, è una colpa grave.
Tu temi che si possa sempre peggiorare. Temo abbia ragione.
Se non ricominciamo a sentirci parte di qualcosa, se non recuperiamo un minimo di responsabilità reciproca, se non torniamo a considerarci comunità e non solo somma di solitudini parallele, queste morti silenziose diventeranno la normalità.Morire soli può capitare. Morire dimenticati no. Questo non dovrebbe mai accadere. E invece accade.