Non tutti i corpi reagiscono allo stesso modo alla mancanza di ossigeno. Alcune popolazioni, esposte per generazioni ad ambienti estremi, hanno sviluppato adattamenti genetici che consentono una maggiore resistenza all'ipossia, cioè alla ridotta disponibilità di ossigeno. A spiegarlo dopo la tragedia delle Maldive è Gregg L. Semenza, Premio Nobel per la Medicina, oggi a Roma per un seminario organizzato da Irccs San Raffaele e Università Telematica San Raffaele. Semenza è tra i massimi esperti mondiali dei meccanismi con cui le cellule percepiscono e rispondono alla disponibilità di ossigeno.
"L'ossigeno è molto importante per il funzionamento dell'organismo, soprattutto di cuore e cervello. Non si può stare troppo tempo, altrimenti questi due organi perdono immediatamente la loro funzionalità", ha detto il genetista, che ha poi richiamato un altro elemento cruciale nelle immersioni, ossia la pianificazione della risalita. Oltre alla carenza di ossigeno, infatti, possono insorgere complicanze legate alla presenza di gas disciolti nel sangue.
"È molto importante pianificare la risalita, perché in mancanza di ossigeno possono esserci molti problemi legati anche all'azoto, che può formare bolle nel sangue", ha aggiunto. Il punto centrale della riflessione riguarda però l'adattamento genetico. Secondo Semenza, alcune popolazioni abituate da generazioni a vivere o lavorare in condizioni di ridotta disponibilità di ossigeno possono sviluppare caratteristiche biologiche peculiari.
"L'adattamento genetico avviene nelle popolazioni abituate a fare immersioni a grandi profondità senza l'uso delle bombole, come i pescatori di perle in Corea o in Indonesia. La loro genetica consente di resistere molto più a lungo rispetto ad altre persone. Un fenomeno simile si osserva anche in chi vive in alta montagna: anche loro hanno un sistema adattato alla minore presenza di ossigeno".
Le considerazioni di Semenza aprono una chiave di lettura scientifica su un tema tornato drammaticamente al centro della cronaca, davanti all'ipossia, il corpo umano ha limiti molto rigidi, ma la risposta dell'organismo può variare in base all'ambiente, alla storia evolutiva e agli adattamenti maturati nel corso delle generazioni.
Gli studi Nobel hanno contribuito a chiarire proprio questi meccanismi, come le cellule "sentono" la quantità di ossigeno disponibile e attivano risposte biologiche per adattarsi a condizioni di carenza. Scoperte che hanno avuto un impatto fondamentale nella comprensione di molte condizioni fisiologiche e patologiche, dall'adattamento all'altitudine allo sviluppo di nuove prospettive terapeutiche.