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Binotto si dimette: l'addio alla Ferrari dopo 28 anni

Mattia Binotto rassegna le dimessioni dalla Ferrari. Finisce così la sua era, dopo ventotto anni di militanza a Maranello. Si apre un nuovo capitolo

Binotto si dimette: l'addio alla Ferrari dopo 28 anni

In ventotto anni il mondo ha cambiato il suo volto, quante vicende, quanti fatti hanno scandito il corso del tempo in quasi tre decadi complete. Dal 1995 al 2022, Mattia Binotto ha fatto parte ininterrottamente della grande famiglia Ferrari, ma soltanto dal 2019 ha seduto sulla poltrona più prestigiosa quella del Team Principal della scuderia di F1. Oneri e onori. Adesso, il nativo di Losanna rassegna le sue dimissioni con il groppo in gola, dopo una stagione che doveva riportare la Rossa sul tetto del mondo. Così non è stato, troppi gli errori e troppi gli sbagli. In un mondo dove la perfezione fa da padrona, non sono ammesse le minime sbavature. Il muretto Ferrari, invece, si è macchiato più volte di topiche madornali. Come sulle montagne russe, Binotto è passato dai successi dell’era Schumacher, al calice amaro delle sconfitte degli ultimi sanguinosi anni di passione rosso Ferrari. Si chiude un capitolo, si volta pagina.

Le dimissioni

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un'azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”. Queste sono le parole rilasciate dal team principal tramite il canale ufficiale della Ferrari. Le dimissioni sono state accettate dalla dirigenza di Maranello, ma Binotto resterà saldo nella sua posizione almeno fino al prossimo 31 dicembre 2022, occupandosi della Gestione Sportiva e del progetto 675 fino a tale data.

L’era Binotto

L’ingegnere di Losanna ha raccolto il testimone della gestione sportiva della Scuderia di Maranello da Maurizio Arrivabene, che era stato allontanato a furor di popolo dopo un 2018 in cui la Ferrari aveva addirittura combattuto per il titolo mondiale con Sebastian Vettel. Binotto inizia la sua era nel gennaio 2019, anno in cui il Cavallino Rampante scopre e valorizza il talento di Leclerc, vincitore a Spa e Monza, mentre congeda al termine del campionato il vecchio Vettel. Il caso power unit, che verrà archiviato con un accordo con la FIA senza conoscere i termini, si accende alla fine di quel campionato ed è la macchia del periodo Binotto. Quel motore così potente non è regolare, la Ferrari è costretto a riprogettarlo in corsa e questo fatto condizionerà anche le due stagioni seguenti che saranno avare di vittorie. Nel 2020 e nel 2021 la Ferrari non vincerà neppure una gara.

Con la rivoluzione del 2022 la scuderia di Maranello si presenta ai nastri di partenza con una monoposto, la SF-75, tanto bella quanto veloce. Mette a referto due vittorie e un secondo posto nelle prime tre gare e sembra lanciata verso la vittoria del titolo iridato che manca da quindici anni. Un’illusione che dura fino a metà stagione. Prima la rossa soffre di problemi di affidabilità, poi una volta risolti quei guai perde velocità e competitività, non supportata da un adeguato sviluppo. Gli errori dei vari elementi del team sono stati poi il leitmotiv di tutto il campionato. E arriviamo, dunque, alle inevitabili dimissioni di Binotto. Il capo paga per tutti. È il quarto team principal della Ferrari in dieci anni. Dopo Todt sono arrivati in sequenza Domenicali, Mattiacci, Arrivabene e per ultimo Binotto. Sotto a chi tocca, avanti colui che avrà l’onore (e l’onere) di guidare la scuderia più vincente della F1. Con tutto ciò che questo comporta.

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