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BMW M, i 50 anni di una lettera massima espressione di potenza

Dal 1972 la BMW M si occupa di rendere speciali ed estremamente sportive le vetture da strada, e non solo, della gloriosa casa bavarese

BMW 3.0 CSL del 1973
BMW 3.0 CSL del 1973

Che annata il 1972. La sonda Pioneer 10 viene lanciata nello spazio per esplorare Giove, nelle radio di tutto il mondo si ascolta prima col cuore e poi con le orecchie Imagine di John Lennon, mentre Vittorio De Sica si aggiudica il suo quarto preMio Oscar con il film “Il Giardino dei Finzi Contini”. A livello sportivo Eddy Merckx è ancora il re della corsa in rosa, il "Giro d’Italia", mentre Sandro Munari e Mario Mannucci nelle gelide strade del Rallye di Montecarlo portano la Lancia Fulvia HF sul gradino più alto del podio. A Monaco di Baviera, intanto, si forma un reparto composto solamente da otto persone, che prende il nome di Motorsport Gmbh. Il responsabile è Jochen Neerpasch, un ex pilota BMW. Il compito è semplice quanto impegnativo, realizzare per la Bayerische Motoren Werke delle auto da strada che abbiano delle doti in comune con quelle da pista, senza trascurare però lo sviluppo di auto da competizione. Quel manipolo di uomini dà vita alla BMW M, la quinta essenza della performance, che nel corso del 2022 ha compiuto il suo primo mezzo secolo di vita. Il progetto ha funzionato, oggi la divisione Motorsport è uno dei punti di riferimento per tecnica e prestazioni a livello mondiale e può contare su uno notevole numero tecnici e ingegneri, ben più degli otto degli albori.

Dalla Batmobile alla M1

Il battesimo del fuoco è la BMW 3.0 CSL, chiamata in gergo “Batmobile”, a causa di quelle vistose appendici aerodinamiche che la facevano assomigliare all’auto dell’uomo pipistrello. L’auto scende in pista per dare la caccia alle Porsche, dando vita a una rivalità tutta in salsa tedesca. La missione tanto ardua quanto affascinante, è un trionfo. I bavaresi sconfiggono gli avversari di Zuffenhausen, in breve tempo la 3.0 CSL diviene una delle regine del motorsport con un palmarès da fare invidia. Si passa dunque dal circuito alle strade di tutti i giorni, la divisione M deve realizzare una versione civile della sua belva da corsa. Prende forma così la prima auto che adotta i colori ufficiali della sezione speciale (viola, rosso e azzurro), pur senza la lettera magica che ancora non compare sul portellone.

BMW M1
BMW M1 del 1978

Serve aspettare il 1978 per la comparsa del fregio M su un’auto di BMW, Che non avviene su una vettura qualsiasi ma sulla M1. Nella lunga storia del costruttore tedesco, la M1 è l’unica ad avere il motore in posizione centrale, seguendo uno schema molto caro alle supercar italiane. Non è un caso perché al design e allo sviluppo di questa berlinetta collabora la Italdesign con a capo Giorgetto Giugiaro. La M1 traccerà il futuro della divisione sportiva di BMW, lasciando il segno nel Campionato ProCar.

Le prime berline d’assalto

La moda di dare ancora più vivacità e personalità a berline di rappresentanza, impazza nella metà degli anni ‘80. I giovani yuppies di tutto il globo hanno voglia matta di possedere un’auto grande abbastanza per le esigenze di una famiglia, ma che al contempo sia capace di realizzare prestazioni e sviscerare emozioni intense come le sportive di punta in commercio. BMW M decide di partecipare alla partita, così nel 1984 nasce su base E28, prima la M355i poi la M5. Sotto al cofano trova collocazione uno straripante motore da 286 CV capace di portare la berlina bavarese, adesso con piccolo spoiler sul portellone posteriore, fino a 245 km/h. L’accelerazione da ferma a 100 km/h si registrava in appena 6,5 secondi. Numeri da capogiro per il periodo di riferimento.

BMW M3
BMW M3 del 1986

Il vero bingo di BMW M però è la M3, quella che ha dato l’abbrivio alla fortificazione di un’immagine da leggenda. È il 1986, stavolta si parte dalla berlina E30 che i tecnici della Motorsport Gmbh modificano a partire dalla testata e dalla distribuzione: il risultato finale è un motore da 2.3 litri e 195 cv di potenza. A livello estetico l’impatto è forte, perché compare un grande alettone sul retro, delle minigonne pronunciate e un cofano modificato. In definitiva ha tutte le geometrie di un'auto da corsa. Le migliorie del 1988 aggiungono qualche cavallo in più, si passa a 215 cv per una velocità massima di 240 km/h. Il boom di vendite è esagerato, nonostante l’elevato costo del mezzo e i lunghi tempi di attesa per la consegna, ma la bontà della macchina valse il tempo e il denaro speso.

BMW M: ai giorni nostri

Nel corso delle decadi si sono aggiunte altre svariate auto all’elenco di gioielli prodotti dalla BMW M, mettendo in evidenza una capacità e una versatilità invidiabile, passando dalle station wagon come la M5 Touring (E61) del 2007, alla BMW X6M (E71) del 2009 primo esperimento riuscito nel coniugare un SUV con una sportiva di razza, fino alle più recenti coupé come la M2 CS (F87) del 2019 e la i4 M50, la prima ad alimentazione elettrica. Il mondo va avanti, procede spedito con i suoi cambiamenti, ma la casa bavarese non resta ancorata pesantemente al passato.

Continua ad attingere dalla sua storia, ma è sensibile all’evoluzione della specie e prosegue nella sua missione, producendo capolavori con motori termici ed elettrici, seguendo un unico filo conduttore: le prestazioni nella sua massima forma. Quelle non mancheranno mai.

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