Si fa presto a parlare di intelligenza artificiale. Ma poi quanti sanno davvero utilizzarla in modo professionale? Non troppi in campo automotive, se il 75% delle aziende fatica a reperire profili specializzati in AI ed elettrificazione, guida autonoma e sostenibilità, nonostante il mercato italiano della Connected Mobility corra veloce, segnando una crescita del 16% a fine 2024 per un valore complessivo di 3,36 miliardi di euro.
Si è ragionato attorno a questo dato centrale emerso dalla ricerca “Mobilità sostenibile e tecnologie intelligenti per i grandi eventi: le sfide della nuova mobilità”, realizzata dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nella tappa inaugurale del roadshow “Geely Auto Talks powered by Jameel Motors”, alla Fondazione Salvatore di Napoli, città che fa da cornice ai preparativi della mobilità per l’America’s Cup 2027.
Un tour nazionale che vuole esplorare il rinascimento tecnologico dell’automotive, unendo la visione industriale del colosso automobilistico cinese, proprietario di marchi globali come Lynk & Co, Volvo Cars, Lotus, Polestar e Zeekr, con l’eccellenza del sistema Italia, nei diversi contesti territoriali. A trainare il settore della mobilità connessa nel nostro Paese sono le auto connesse (valgono 1,66 miliardi di euro) e i sistemi ADAS (1,2 miliardi di euro) e queste tecnologie di assistenza alla guida tra il 2010 e il 2024 hanno evitato 2 miliardi di euro di costi sociali, grazie alla riduzione della gravità degli incidenti (-13%) e del tasso di incidentalità (-12%), mentre il ruolo del’Intelligenza artificiale ha garantito tempi di reazione nelle emergenze 6 volte più rapidi rispetto a un essere umano. Ma mancano i profili idonei in grado soprattutto di lavorare nel campo di elettrificazione (36%), IA/Machine Learning (34%) e sostenibilità (31%).
“La trasformazione che sta attraversando il settore automotive è fortemente tecnologica, ma anche profondamente culturale e professionale. La vera sfida oggi non è più immaginare la mobilità del futuro, ma costruire le competenze necessarie per renderla concreta”, riflette Marco Santucci, managing director Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr. “Per riuscirci la parola chiave è ecosistema. Un triangolo magico tra istituzioni, industria e università che vanno allineate per fare in modo che il paese Italia diventi attrattivo, non soltanto in campo automotive, investendo nella formazione e nello sviluppo di nuovi talenti per renderla protagonista nella mobilità globale sostenibile e connessa. Per riuscirci finanzieremo borse di studio per dottorati di ricerca di settori strategici come, appunto, la mobilità per avvicinare l’università all’industria”.

Dichiarazioni di intenti sulla mobilità del futuro che si scontrano al momento con la realtà delle città come Napoli, fotografata dalle parole del sindaco Gaetano Manfredi: “È una delle grandi sfide per Napoli. Stiamo cercando di coniugare il diritto alla mobilità e la sostenibilità facendo un intervento importante sul trasporto pubblico su gomma trasformandolo in elettrico. Nella nostra area metropolitana abitano 3 milioni di persone, 500 mila ogni giorno entrano in città. Una città nella città che va abituata a non usare più solo l’automobile personale ma ad integrarla con altri sistemi di trasporto.
Un trasporto che qui deve tener conto di un parco auto vetusto con emissioni alte e rischi per la sicurezza, e che si intreccia con il disequilibrio territoriale, l’accessibilità ai servizi e il tema della casa che se, per problemi economici, viene cercata e costruita in periferia deve avere una rete di mezzi di trasporto adeguata”. Un futuro che sembra ancora lontano.