Autostrade-Abertis, un doppio sì alle nozze

Gian Maria De Francesco

da Roma

Ieri le assemblee di Autostrade e di Abertis hanno approvato la fusione tra le due società che darà vita al leader globale delle concessioni autostradali. A Roma gli azionisti del gruppo guidato da Gian Maria Gros-Pietro hanno dato il via libera con una larghissima maggioranza (99,97% di voti favorevoli) al progetto di integrazione. Al presidente di Autostrade e all’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, è stato inoltre conferito il mandato di richiedere per il tramite dell’Anas l’autorizzazione del governo che dovrà esprimersi attraverso un decreto interministeriale dei dicasteri dell’Economia e delle Infrastrutture.
«Era presente più del 54% del capitale - ha commentato Gros-Pietro - e quindi non c’erano solo gli azionisti di maggioranza di Schema 28, ma anche investitori istituzionali». Le informative rese in assemblea sono state integrate su richiesta della Consob e, ha aggiunto il presidente, «ne abbiamo approfittato per annunciare gli impegni di garanzia che proporremo all’Anas: effettiva realizzazione degli investimenti, finanziamento degli investimenti in ritardo, mantenimento del rating e superamento dei conflitti di interessi con i costruttori nei lavori». Oltre a questi impegni formali è stata manifestata disponibilità a designare due consiglieri della concessionaria Autostrade per l’Italia d’intesa con le autorità italiane.
Da ieri, quindi, è partito il conto alla rovescia per l’integrazione sul quale influiranno sia i tempi dell’Antitrust europeo che quelli del governo italiano e dell’Anas. «I limiti di tempo - ha aggiunto Gros-Pietro - non sono giuridici ma il mercato ha le sue esigenze e se tutto si dovesse trascinare indefinitamente, finirebbe con il danneggiare gli azionisti e le società sarebbero indotte a ritirarsi». Insomma, per ora non è programmato nessun «rinvio oltre novembre» per la stipula dell’atto di fusione ma, ha ricordato il presidente, «il limite ultimo è il 31 dicembre 2006 e se fosse superato si andrebbe oltre quanto concordato». E sulla fusione, il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha ribadito ieri che «la questione posta dal governo non riguarda la fusione in sé, ma l’aspetto della concessione data ad Autostrade».
Come è stato sottolineato in assemblea dall’ad Castellucci, i 2 miliardi di investimenti non effettuati che l’Anas vorrebbe garantire attraverso la costituzione di un fondo vincolato in realtà si riducono a 850 milioni se si considera che 1,1 miliardi si riferiscono a lavori approvati dalla Corte dei Conti nel giugno 2004. Comunque, ha concluso Castellucci, Autostrade è pronta ad assumere ulteriori impegni con il governo purché «non abbiano effetti sul concambio» (1,05 azioni Abertis per ogni azione Autostrade).
Gli assetti futuri della nuova Abertis non costituiscono motivo di preoccupazione. «Nuovi soci italiani - ha ribadito Gros-Pietro - sarebbero benvenuti se intendessero collocarsi accanto a Schema 28 in modo assolutamente indipendente». Allo stesso modo, è stato ricordato che Abertis intende cedere il 13,3% di Schema 28 a soci italiani «attuali o nuovi, in concomitanza con la fusione». E da Barcellona anche il presidente di Abertis, Isidre Fainé Casas, si è detto sicuro di riuscire a «convincere il governo italiano della stabilità dell’operazione». Un compito nel quale è stato aiutato dal ministro degli Esteri Jaime Moratinos che ieri ha incontrato a Roma Prodi. In Borsa Autostrade ha guadagnato lo 0,87% a 21,98 euro.

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