«Avanti così e ce ne andiamo tutti a casa»

Laura Cesaretti

da Roma

«Se continuate così, ce ne andiamo tutti a casa». La Finanziaria muove tra mille marosi i primi passi in Parlamento, e già governo e maggioranza sono ai ferri corti. E il viceministro Visco, dopo tre stressanti ore di riunione con i capigruppo dell’Unione esplode: «Abbiamo fatto una manovra micidiale, cercando di proteggere chi ha più bisogno. La maggioranza ne è consapevole?».
Il primo confronto tra Unione e governo sull’Irpef si è risolto in uno scontro. Con il governo costretto a cambiare in corsa la copertura del suo emendamento che ridisegna le aliquote, perché quella originaria (aumento delle sigarette) era stata dichiarata inammissibile. L’ipotesi avanzata dal governo è stata quella di una stangata sui bolli auto. E la maggioranza è entrata in allarme. «È una iniziativa eccessivamente impopolare», si è inalberato il capogruppo dell’Ulivo Franceschini. «Già il Tg3 e il Corriere della Sera on line parlano di superbollo. Domani sui giornali leggeremo che si tassa l’Opel Astra utilizzata dalle famiglie, e non la Mercedes. Così ci facciamo del male». Il presidente dei deputati della Rosa nel pugno, Villetti, era su tutte le furie: «Non possiamo continuare a prestare il fianco agli attacchi dell’opposizione, qui sembra che ogni giorno si inventi una nuova tassa, o se ne aumenta un’altra!». «Non ne abbiamo già abbastanza di critiche? Chiudiamo una polemica per aprirne un’altra...», protestava Fabris dell’Udeur. I capigruppo si sono coalizzati al grido: «Niente superbollo, di un aumento generalizzato non se ne parla neppure». Il governo ha provato a fare retromarcia: «Se riusciamo a trovare la quadra, siamo aperti a ragionare su tutte le proposte di modifica», dice il sottosegretario Grandi. «Siamo riusciti a imporre uno stop», assicura Villetti. «Stiamo cercando di avere una funzione pedagogica nei confronti del governo...», sospira Fabris.
La matassa resta però aggrovigliatissima, e giovedì mattina i capigruppo della maggioranza si rivedranno a Montecitorio per cercare di dipanarla. «Bisogna cominciare a lavorare sui tagli, perché non si può risolvere tutto a colpi di tasse», prevede Villetti. Il clima è teso, la strada della Finanziaria tutta in salita, e se ne rende conto anche Prodi, che accusa: «C’è chi vuole utilizzare la paura con una campagna di disinformazione di dimensioni impressionanti, e cerca di mettere in ansia il Paese». Mentre D’Alema avverte: «Quando un governo fallisce la colpa è di tutti».
A far esplodere l’irritazione di Visco, durante l’incontro di ieri mattina, sono stati Rifondazione e Pdci, tornati all’attacco per chiedere di introdurre una nuova aliquota massima del 45% sui redditi sopra i 150mila euro. Il viceministro si è opposto: «Le nuove aliquote non si toccano». A quel punto, il capogruppo Prc Migliore ha obiettato: «Ma non si può essere contrari a un'idea e dirlo?». E Visco: «Sì, ma se facciamo una comunicazione sbagliata, non è che ce ne andiamo a casa noi, ci mandano a casa gli elettori...». Rifondazione ha accettato di ritirare gli emendamenti.
Riunione nervosa, con il governo bersagliato da richieste e critiche, e con la maggioranza stessa su posizioni assai diverse sui singoli capitoli. Visco è nuovamente sbottato: «Siamo arrivati al limite, abbiamo dato fondo a tutto, vi rendete conto o no che la situazione dei conti è critica?». Ad alimentare lo sconcerto, giungeva notizia che il servizio Bilancio della Camera aveva bloccato l’articolo 3 della Finanziaria, quello sull’Irpef. I dubbi di ammissibilità, spiegava il presidente della commissione, il Dl Lino Duilio, riguardano le risorse a copertura con un ulteriore incremento delle sigarette: «Vista la contrazione del gettito quest’anno, potrebbero non prodursi gli effetti desiderati, e l’emendamento del governo risulterebbe privo di adeguata copertura». Visco ha cercato di minimizzare: «È un falso problema, già superato». Con il superbollo, bocciato però dall’Unione.

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