Per avere sicurezza serve la volontà di reprimere

(...) sulle azioni concrete.
Non molto tempo fa la sinistra (il Sindaco, ma non solo lei) diceva: «il problema sicurezza a Genova non esiste. Qui abbiamo il patto per la sicurezza, che funziona benissimo. Il problema lo ha inventato la destra per guadagnare voti». Quando nell'Agosto 2008 Maroni attribuì ai sindaci poteri straordinari sulla sicurezza, Vincenzi criticò, poi lei stessa ne approfittò per alcune ordinanze, dure a parole ma vaghe e di fatto inapplicabili, come ha ammesso nei giorni scorsi lo stesso comandante della Polizia Municipale, persona equilibrata e di buon senso. Grida manzoniane, insomma.
Intanto Genova diventa prima in Italia per borseggi (un «reato minore» ma non per chi lo subisce, di solito durante fantozziani viaggi sui sempre più rari e affollati bus cittadini). Imperversano rapine e furti in casa. Sbandati vagabondano nelle vie del centro e sui gradini dei principali monumenti. Di notte bande di latinos ubriachi scorrazzano per il Ponente cittadino. Qualcuno è accoltellato a morte. Tanti cittadini mi hanno scritto accorate lettere e mail di denuncia (io, per aver chiesto di fare un breve giro su una volante onde farmi spiegare e rendermi conto della situazione, vengo accusato dalla sinistra di voler «giocare allo sceriffo»).
Agosto 2009: infuria la polemica sugli alpini. Il Sindaco ribadisce (anche a loro) che non li voleva. Gruppi di estrema sinistra li aggrediscono verbalmente a più riprese, qualcuno viene denunciato, la destra (me compreso) critica duramente il pescinbarilismo del Sindaco. La quale ora non dice più che il problema sicurezza non esiste, ma che il problema esiste perché la polizia «si volta dall'altra parte». Il Questore non replica. La polizia s'incazza, come nel famoso film. Vuole denunciarla, chiede le scuse. Il Pdl si accoda. Marta tace.
Ora, mi pare il momento di farla finita con le polemiche. Noi politici stiamo giocando con la pelle dei cittadini.
Prendiamo atto che non siamo nel Bronx, ma nemmeno a Disneyland.
La polizia fa miracoli, con pochi uomini, zero equipaggiamenti e poca benzina. Idem i carabinieri. La colpa non è del governo, è del terzo debito pubblico del mondo accumulato in anni di finanza allegra fino all'inizio degli anni Novanta (e cresciuto anche dopo per gli interessi passivi).
Il Sindaco emana editti pieni di buone intenzioni, ma inapplicabili a detta del suo stesso comandante, come dimostrano le statistiche.
Serve altro, nel breve e nel lungo periodo.
Nel breve, serve una reale volontà di reprimere. Scusate il termine, ma non trovo sinonimi. Più coordinamento del Comune con le forze di polizia (le stesse con cui oggi il Sindaco scambia accuse e contumelie). Più vigili in strada e meno negli uffici o a dar multe. Più telecamere in strada e davanti ai negozi: costano pochissimo e sono efficacissime ex post, anche se non ci sono addetti per guardarle in continuazione. Occorrono più risorse, certo, ma anche volerle e saperle usare. Occorre dedicarsi (finalmente) alla cura dei luoghi pubblici, manutenzione e illuminazione in primis. Era un punto fondamentale del mio programma da sindaco, ignorato da Marta con un po' di civettuolo compiacimento («Io mi occupo dell'economia, non delle fioriere»). Ma è proprio dal degrado dei luoghi pubblici, mai così grave a Genova, che comincia a morire l'identità di una comunità. La «terra di nessuno» appare più aggressiva, diminuisce la famosa sicurezza percepita.
Nel lungo periodo (che comincia domani mattina, non nel 2100) il cambiamento deve essere culturale. In questa «città dei diritti» passa un po' troppo facilmente l'idea che vivere alla giornata, per strada, nei centri sociali, scrivendo sui muri, consumando senza produrre, occupando centri sociali le cui bollette sono pagate dal Comune, non solo è permesso, è anche «bello». È un diritto. E poi è un'alternativa a questa società, all'economia di mercato che è fallita, ai valori imposti dall'alto, alla morale delle persone amorali. C'è anche qualcosa di vero. Ma non quando il non avere un lavoro diventa sempre colpa della società, mai di chi ha trascurato l'istruzione e la formazione perché era più divertente farsi una canna. Non c'è niente di male a farsi una canna ogni tanto, e potete vestirvi come vi pare e portare piercing quasi dove volete. Ma l'idea che vivere senza produrre e senza rispettare regole - imbrattando muri o dormendo sui gradini di Palazzo Ducale - sia un diritto che qualcuno deve garantire mantenendovi, è una cazzata. Imparare a costruire è il miglior modo per educarsi a non distruggere quello che altri hanno costruito, anche per voi.