La volontà di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, dopo che il governo ha stabilito un asse con la Germania, è di creare un triangolo con la Francia allo scopo di “indicare la rotta in Europa sul settore automotive e allargare il fronte delle riforme”, soprattutto in vista del Consiglio europeo del prossimo 12 febbraio con al centro la competitività. Lo stesso comparto, inoltre, beneficerà di 1,6 miliardi: 750 milioni destinati alla ricerca e 450 ai contratti di sviluppo per gli investimenti produttivi, mentre i restanti 400 milioni riguarderanno le colonnine di ricarica per i privati, il leasing sociale; il contributo per trasformare, grazie ai retrofit, un’auto a benzina alle alimentazione Gpl o metano; due ruote e quadricicli elettrici; bonus per l’acquisto per veicoli commerciali leggeri leggeri.
Da Stellantis, invece, attraverso il responsabile per l’Europa, Emanuele Cappellano, l’ulteriore conferma dell’impegno del gruppo in Italia, “Paese che continuerà a rappresentare un punto di riferimento nel futuro”.
Sul Tavolo automotive di ieri, primo dell’anno e con l’esordio di Cappellano a tu per tu con le associazioni della filiera italiana, i vertici delle Regioni che ospitano gli impianti del gruppo e i leader sindacali, tanti i temi aperti, In particolare, la proposta di revisione del regolamento Ue (“va nella direzione giusta, è caduto il totem del 2035, ma serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica”, così Urso) e il destino degli stabilimenti di Stellantis in Italia dopo che il 2025 si è chiuso con la produzione di veicoli tornata a 70 anni orsono.
A meno di 4 mesi dalla presentazione, da parte dell’ad Antonio Filosa, del nuovo piano industriale e strategico del gruppo (il 21 maggio prossimo a Detroit), Cappellano ha rassicurato sul fatto che “la produzione di Stellantis aumenterà già dall’anno in corso grazie alla Fiat 500 ibrida a Mirafiori e alle nuove Jeep Compass e Ds8 a Melfi”. “Inoltre, ci sarà una nuova generazione di veicoli commerciali ad Atessa e Cassino partirà la nuova Maserati Grecale. A Termoli, invece, si proseguirà con il motore Gse dopo il 2030 ed è in arrivo una nuova linea per i cambi e-Dct”.
Sempre nel 2026, il sito di Melfi inizierà la produzione di un nuovo modello Ds e, successivamente, quella della nuova Lancia Gamma, entrambe con motorizzazione elettrica ed ibrida. Un’altra novità, nello stesso impianto, è prevista entro il 2028 con l'avvio di un nuovo modello. Confermati da Cappellano anche i previsti tre modelli per Pomigliano d’Arco, mentre è in itinere una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri di grandi dimensioni ad Atessa.
Entro il 2030, come già annunciato, a Mirafiori arriverà la nuova generazione della Fiat 500. “Nel frattempo - ha ricordato il manager - a Cassino, stiamo gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric" che ha causato i ritardi nei lanci delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio, modelli sul mercato con una serie speciale.
In attesa di conoscere i dettagli del "Piano Filosa" per l’Italia, ecco che per Maserati, marchio in forte sofferenza, Cappellano ha ribadito “l’impegno a definire la miglior soluzione possibile per il futuro del Tridente, icona italiana”. Per Termoli, intanto, sembra ormai scontato che la joint venture Acc (Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies) confermi lo stop al progetto Gigafactory, insieme a quello analogo in Germania. Il futuro della fabbrica molisana è legato all’investimento sui motori Gse, “adattandoli ai requisiti delle normative tecniche ambientali Euro7, per garantire la loro piena impiegabilità anche dopo il 2030 sull'offerta di gamma attuale e futura". Stellantis, nel 2025, ha investito in Italia circa 1 miliardo con acquisti dai fornitori locali per oltre 7 miliardi di euro.
Le reazioni dei sindacati
Rocco Palombella e Gianluca Ficco (Uilm): "Il Governo si è impegnato a sfruttare la breccia aperta nelle politiche europee di elettrificazione per abbattere del tutto il muro ideologico e si è detto pronto a destinare 1,6 miliardi per sostenere il settore. Tuttavia, il tempo stringe e quanto fatto fino a ora ha un valore per lo più simbolico. Dobbiamo abolire le famigerate multe europee e sgravare il costo dell'energia, puntare sugli ibridi, sulla neutralità tecnologica e sulla libertà di scelta dei consumatori. Si deve agire prima che sia troppo tardi”.
Ferdinando Uliano (Fim-Cisl): “La situazione attuale appare critica, con una produzione nazionale scesa a circa 380mila veicoli rispetto all’obiettivo condiviso di un milione di unità, e questo rende non più procrastinabile l’adozione di misure concrete a sostegno della competitività dell’industria dell’auto a partire da interventi sul costo dell’energia che ci vede fortemente penalizzati, come Paese, anche all’interno della stessa Ue. Il principio della neutralità tecnologica deve essere difeso e rafforzato in sede europea.
Le attuali dotazioni del fondo per l’automotive risultano largamente insufficienti per rispondere alle urgenze del settore, richiedendo uno stanziamento di risorse proporzionale alla portata delle trasformazioni in atto”. Uliano ha infine ricordato l’appuntamento dei sindacati del prossimo 5 febbraio a Bruxelles a sostegno dell’industria automotive.
Critica la Fiom, con Michele Di Palma e Samuele Lodi, sui risultati del Tavolo automotive: “Nessuna risposta concreta per i lavoratori con una riduzione del fondo automotive, da 8 a 1,6 miliardi in 5 anni, senza alcuna condizione nei finanziamenti pubblici per garantire l’occupazione in Italia”. E su Stellantis: “Poco meno del 60% dei lavoratori sono in ammortizzatore sociale.
Le aziende della componentistica, soprattutto quelle mono committenti verso Stellantis, si trovano in una situazione di emergenza. Sono circa 10mila i lavoratori che stanno terminando gli ammortizzatori sociali e a rischio licenziamento”.