Fabrizio Palermo, 55 anni, tre lingue (ha la maturità francese), una carriera lunga trent'anni tra Italia ed estero, tra privato e pubblico, tra finanza internazionale e industria, ha una ricetta misurabile con i numeri: in ogni contesto finanziario e industriale ha saputo creare valore per gli azionisti, risollevando aziende da situazioni complesse. Inizia in Morgan Stanley nell'investment banking a Londra, poi a McKinsey occupandosi di rilanci di banche, assicurazioni e aziende. È stato artefice di tre ristrutturazioni e riqualificazioni di grandi gruppi finanziari e industriali. Dapprima con Fincantieri (da numero due con Bono) che ha globalizzato e quotato in Borsa. Poi ha risanato e trasformato nel braccio finanziario dello Stato Cassa Depositi e Prestiti che dal 2004 è assoggettata da Banca d'Italia a vigilanza di tipo informativo ed è classificata nelle statistiche armonizzate del Sistema Europeo delle banche centrali come «altra istituzione finanziaria monetaria» tra l'altro Cdp rientra tra le controparti ammesse alle operazioni di politica monetaria dell'Eurosistema. Infine, Acea di cui ha triplicato in tre anni il valore del titolo in Borsa.
Il suo approccio si è caratterizzato nelle diverse esperienze per aver impresso una visione e una missione alle società che ha guidato.
Carattere risoluto e determinato, non fa sconti (neanche a se stesso). Crea attorno a sé squadre manageriali solide e competitive: alcuni manager lavorano con lui da oltre vent'anni, altri, sono oggi Cfo di importanti società quotate italiane.