Arrivano i rincari per le tariffe telefoniche fisse e mobili con l'inizio del 2026. Si tratta di balzelli stimati dal Codacons dai 12 ai 60 euro all'anno per utenza. Può non fare piacere ai consumatori - che comunque hanno la facoltà di recedere gratuitamente per le modifiche di contratto unilaterali - ma dal punto di vista dell'industria delle telecomunicazioni e di un'ottica di più ampio respiro non è un segnale negativo. In Italia, a causa di quattro e fino a poco tempo fa cinque operatori dotati di infrastruttura, si è creato un eccesso di concorrenza che ha schiacciato le tariffe ai livelli più bassi d'Europa. Frutto anche di una Commissione europea che ha favorito l'ingresso di un ulteriore operatore (Iliad) ai tempi del consolidamento Wind-Tre. Basti citare un dato dell'Osservatorio AgCom (l'Autorità garante per le Comunicazioni): fatto cento il costo della vita del 2010, l'indice dei prezzi al consumo nel 2025 era al 132% mentre l'acquisto di un servizio di telefonia è al 66,6%. Questo significa che un abbonamento oggi costa un terzo in meno rispetto a 15 anni fa. In particolare, la spesa per la rete mobile nel decennio 2014-2024 è calata di 6 miliardi.
A fronte di un'erosione dei ricavi significativa, le società di telecomunicazioni devono sostenere importanti investimenti per potenziare la rete in un'epoca dove il traffico dati esplode con l'avvento dei servizi di streaming e l'uso di internet pervasivo. L'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano ha stimato che nel 2024 il traffico dati da fisso è cresciuto del 12% così come il consumo dati da mobile, salito del 14% raggiungendo quota 16mila Petabyte rispetto all'anno precedente. Un ritmo di crescita che si è mantenuto più o meno costante e ha portato i consumi a decuplicarsi negli ultimi 15 anni. Va da sé che a tutto questo debba accompagnarsi un continuo adeguamento dell'infrastruttura, con investimenti che in media raggiungono un quarto dei ricavi complessivi ma che purtroppo stanno cominciando a calare negli ultimi anni. Nel 2024, l'ammontare è stato di 6,5 miliardi, inferiore del 4% sul 2023. Questo rischia di tradursi in un calo di competitività dell'infrastruttura italiana proprio in un momento in cui le telecomunicazioni sono sempre più strategiche.
Intanto, però, il settore - in attesa di avere maggiore disponibilità alle aggregazioni in chiave Antitrust Ue - si sta organizzando pur nei paletti rigidi delle normative. Nasce con questo spirito l'alleanza per la costruzione della rete 5G nei comuni fino a 35mila abitanti tra Tim e Fastweb+Vodafone (l'unico operatore riuscito a completare un'aggregazione in tempi recenti). E certo promette bene l'alleanza tra il gruppo guidato da Pietro Labriola e Poste Italiane, che ne è divenuta il principale azionista propiziandone una fase nuova dopo la cessione della rete fissa avvenuta nel 2024.
Iliad e WindTre si erano alleate per lo sviluppo della rete nel 2023 con la nascita della joint venture paritetica Zefiro Net e proprio tra questi due operatori - secondo indiscrezioni mai smentite - sarebbero in corso interlocuzioni per mettere insieme le loro attività italiane che farebbe scendere a tre il numero di operatori, numero considerato ottimale per i protagonisti del settore.