Le banche non si fidano: garanzie sempre più salate

PERICOLO Bortolussi: «Così si rischia di far scivolare le imprese nelle mani degli usurai»

Le banche non si fidano: garanzie sempre più salate

È un momento delicato per le banche italiane. Non ci riferiamo all’aspetto patrimoniale, nè all’andamento borsistico, ma alla continua proliferazione di studi, rapporti e analisi da cui il sistema creditizio esce con le ossa rotte. Accusato, di volta in volta, di praticare condizioni svantaggiose alla clientela, oppure di erogare quattrini con il contagocce, specie se allo sportello si presenta la piccola impresa, nonostante gli strumenti messi a disposizione dal governo.
Mentre continua a montare il malcontento degli imprenditori e il ministro Tremonti non perde occasione per criticare il modo di gestir banca, martedì scorso la Commissione Ue ha messo sulla graticola i conti correnti italiani, considerati i più salati d’Europa (253 euro l’anno per un deposito-base), bacchettando le banche per la scarsa trasparenza. Attacchi a 360 gradi che aumentano tra i banchieri la sensazione di essere sottoposti a un vero e proprio accerchiamento. Anche ieri, del resto, è arrivata la stilettata quotidiana. Il nuovo affondo ha la firma della Cgia di Mestre, che con le banche sembra avere un conto in sospeso. Sabato scorso gli artigiani mestrini avevano messo sotto accusa i tassi a breve, provocando la reazione risentita del numero uno dell’Abi Corrado Faissola; questa volta la lente si è posata su uno degli aspetti più delicati nel rapporto cliente-banca, ovvero quello delle garanzie reali richieste. L’analisi sembra confermare l’immagine, più volte evocata negli ultimi mesi perfino dalla Bce, di un sistema bancario schierato con un modulo ultra-difensivo. Nessun rischio, insomma, per evitare l’autogol dei crediti inesigibili.
In quale modo viene attuata questa tattica? Semplice: alzando appunto l’asticella delle garanzie necessarie per ottenere un prestito. Un fenomeno particolarmente avvertito in Meridione, dove su ogni 100 euro erogati al 31 marzo 2009 sono stati mediamente più di 40 gli euro richiesti a copertura. A essere messi peggio sono i sardi, per i quali la banca pretende un “ombrello” che sfiora i 50 euro, 3,4 in più rispetto alla fine del 2008; seguono la Puglia con 44,5 euro (+2,1), la Sicilia con 43,2 (+2,6), la Calabria con 42,7 (+2,2), la Basilicata 40,1 (+3,5) e la Campania con 39,8 (+2,1). Il maggior grado di copertura richiesto è correlato ai maggiori tassi di insolvenza, ma «con il perdurare della crisi - fa notare il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - , questo comportamento rischia di aumentare le difficoltà di accesso al credito con il pericolo di far scivolare molte piccole aziende e famiglie del Sud nelle mani degli usurai». La stessa sottolineatura sul rischio-usura era stata posta il mese scorso da una ricerca di Unioncamere che denunciava, nell’ultimo semestre, un restringimento del credito per un’impresa su cinque.
Un po’ meno pesante è il dato relativo alla media nazionale, 29,6 euro, ma resta il fatto che la situazione è peggiorata rispetto al dicembre dello scorso anno, con una crescita di 1,6 punti delle garanzie. Segno inequivocabile della crisi in atto, spiega Bortolussi, che porta le banche a proteggersi. «Un comportamento comprensibile - aggiunge il segretario degli artigiani di Mestre - ma non sempre giustificabile viste le misure messe in campo in questi ultimi mesi sia dalla Bce sia dal governo proprio a sostegno del sistema bancario italiano».

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