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Mps apre la stagione delle maxicedole

Il gruppo: "Quadro patrimoniale solido". Il pay-out potrà arrivare al 100% dell'utile

Mps apre la stagione delle maxicedole
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Monte dei Paschi prepara il terreno per una stagione di dividendi più generosa e duratura. È questo il messaggio principale che emerge dalla relazione illustrativa del cda in vista dell'assemblea del 4 febbraio, chiamata a votare sulle modifiche allo statuto della banca senese. Per il board, infatti, «si sono realizzati i presupposti per una significativa creazione di valore per tutti gli stakeholder e una solida remunerazione per gli azionisti», supportata da un Rote al 14% e da una politica di pay-out che potrà arrivare «fino al 100% dell'utile netto del gruppo», mantenendo al tempo stesso una «politica di dividendi sostenibile nel tempo».

Da qui la proposta più rilevante per il mercato: la revisione dell'articolo 31 dello statuto con la riduzione della quota di utili da destinare a riserva legale dal 10 al 5%, cioè il minimo previsto dalla legge, e l'eliminazione della riserva statutaria, che imponeva l'accantonamento del 25% degli utili. Una scelta che gli amministratori motivano con la «rafforzata situazione finanziaria e patrimoniale della banca», con «il consolidamento della qualità dei risultati e il miglioramento della profittabilità», ma anche con l'attuale contesto di settore e con il «ruolo e la posizione di Banca Mps e del Gruppo Montepaschi nello scenario del sistema bancario italiano» dopo il successo dell'Opas su Mediobanca.

Accanto al capitolo dividendi, la relazione dedica ampio spazio alla revisione della compensation policy. Il cda propone di attribuire all'assemblea la facoltà di innalzare il rapporto tra componente variabile e fissa della remunerazione del personale più rilevante fino al massimo consentito dalla normativa, oggi pari a due a uno. Una modifica che viene ricondotta all'esigenza di «mantenere competitività sul mercato», dal momento che una previsione analoga è già presente negli statuti dei principali concorrenti, e di «disporre di tutte le leve gestionali» necessarie per attrarre e trattenere figure manageriali strategiche. Un tema che si intreccia anche con il dibattito politico, dopo che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha ricordato alla Camera come l'ad Luigi Lovaglio abbia percepito in questi anni un compenso «esponenzialmente inferiore» a quello dei suoi colleghi Ceo.

La revisione dello statuto si inserisce, più in generale, in quello che il cda definisce «un allineamento del testo al nuovo profilo di gruppo» e alla posizione assunta dal Monte nel contesto bancario nazionale, anche alla luce del venir meno del controllo del Mef e delle recenti evoluzioni dell'azionariato. In quest'ottica si colloca anche la proposta di eliminare il limite dei tre mandati per gli amministratori, scelta giustificata dal fatto che «gli altri primari istituti di credito italiani non prevedono clausole di analogo contenuto». Per Mps, l'esperienza maturata dagli amministratori con più mandati può rappresentare «un utile elemento per la composizione qualitativa» del cda.

Infine, la relazione ribadisce l'opportunità di introdurre la facoltà per il consiglio di amministrazione di presentare una propria lista di candidati, in coerenza con le indicazioni della Bce e con le previsioni della legge Capitali, come strumento di maggiore flessibilità del meccanismo di elezione

e di stabilità della governance. Un tassello che, insieme alla nuova politica dei dividendi e alla revisione dei compensi, punta a rendere Mps più attrattiva per il mercato e più solida nel nuovo assetto post-risanamento.

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