Non c'è pace attorno alla partita Mps-Mediobanca. Secondo fonti finanziarie, la Consob avrebbe acceso un faro sui movimenti di mercato registrati nei giorni immediatamente precedenti e successivi all'annuncio della fusione con contestuale delisting di Piazzetta Cuccia. Non si tratterebbe, allo stato, di un procedimento formale, ma di verifiche preliminari volte a ricostruire flussi e tempistiche delle operazioni effettuate a cavallo della comunicazione ufficiale. L'attenzione della Consob si concentrerebbe sull'intervallo temporale tra la prima indiscrezione - trapelata giorni prima dell'annuncio - circa la determinazione del ceo Luigi Lovaglio di accelerare il dossier fusione, anche alla luce di un pressing attribuito alla Bce, e la diffusione della nota ufficiale. In quella finestra si sarebbero registrati movimenti anomali: vendite su titoli Mps e acquisti su Mediobanca che, letti ex post, appaiono coerenti con un rapporto di concambio che si va allineando a 2,53, ossia al livello fissato per l'Ops lanciata da Siena l'estate scorsa. I numeri fotografano uno scarto non trascurabile. A cavallo dell'anno il rapporto tra i due titoli si attestava intorno a 1,94 con Mps a 9,30 euro e Mediobanca a 18 euro. Dopo l'annuncio della fusione, Mps è sceso fino a 8,19 euro, mentre Mediobanca è salita fino a 19,40 euro. Oscillazioni che, in presenza di operazioni tempestive e ben calibrate, possono tradursi in plusvalenze significative.
Le verifiche Consob mirerebbero a comprendere se tali operazioni siano riconducibili a operatori professionali o a soggetti in qualche modo vicini al dossier. Un passaggio cruciale, perché l'eventuale coinvolgimento diretto o indiretto di figure informate sul dossier, aprirebbe uno scenario ben diverso da quello di una semplice scommessa di mercato.